Il dipendente di Sostare e i presunti favori al consigliere di Misterbianco. Impegnato anche alle Regionali

L’impegno a procacciare voti, ma anche a fare da tramite con la mafia per risolvere una questione privata legata all’occupazione abusiva di un terreno di famiglia. Domenico Colombo, il 46enne finito in carcere oggi con l’accusa di concorso esterno alla famiglia Santapaola-Ercolano, si sarebbe reso protagonista anche di vicende – non oggetto di indagine – che tirano in ballo Matteo Marchese, attuale consigliere comunale di Misterbianco (in provincia di Catania) e nel recente passato, quello precedente allo scioglimento dell’ente per mafia, vicesindaco. È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta Sangue blu che ha portato all’arresto di 35 persone.

Marchese non risulta tra i destinatari della richiesta di misura cautelare e allo stato è estraneo alle indagini, ma viene citato dal gip in una storia emersa nel corso delle indagini. «In via incidentale, va richiamata anche la vicenda dell’intervento di Colombo e Vincenzo Sapia – scrive il gip – in aiuto all’assessore comunale Matteo Marchese, vicenda indicativa della vicinanza del Colombo all’associazione mafiosa e del metodo mafioso utilizzato dal medesimo indagato, che ricorreva ad un soggetto di nota fama mafiosa per risolvere una controversia tra l’assessore comunale di Misterbianco e terzi soggetti». Sia Colombo che Sapia, inoltre, avrebbero contribuito all’elezione di Marchese nel 2017, la tornata in cui fu eletto con Sicilia Futura e che lo portò alla carica di vicesindaco, dopo l’arresto di Carmelo Santapaola. Ovvero una delle vicende che negli anni successivi avrebbero portato allo scioglimento del Consiglio comunale e alla fine della giunta Di Guardo. «Con Colombo sono amico, andiamo a caccia insieme, ed è nell’ambito di questi rapporti che nel 2017 mi ha sostenuto – dichiara Marchese a MeridioNews –. Lui ha ottenuto anche il porto d’armi, e si sa che quando ciò accade sul richiedente vengono fatti una serie di controlli da cui evidentemente non sarà emerso nulla. In ogni caso – continua Marchese – non ho mai chiesto aiuto ai mafiosi e non ho mai subito occupazioni di terreni. Andrò dai magistrati per chiarire l’intera faccenda».

Colombo e Marchese, in queste settimane, sono stati impegnati fianco a fianco nella campagna elettorale delle Regionali, dove hanno sostenuto la corsa all’Assemblea regionale siciliana di Giuseppe Castiglione. Il presidente del Consiglio comunale di Catania è diventato deputato ottenendo più di cinquemila voti nella lista Popolari e Autonomisti. In alcune fotografie pubblicate su Facebook lo si vede accanto a Colombo e Marchese, poco dopo il trionfo elettorale. «Conosco Colombo da tanti anni perché è un dipendente di Sostare (oggi Amts, ndr) – commenta Castiglione al nostro giornale – e non ho mai sospettato potesse avere questo tipo di rapporti. Io ho condotto una campagna elettorale all’insegna della trasparenza e questo ci tengo a rimarcarlo». Marchese, dal canto suo, stamattina ha deciso di cancellare i post inneggianti alla vittoria, in cui compariva anche Colombo. «L’ho trovato corretto, perché alla luce di quello che è accaduto, e che mi rammarica profondamente, avrebbero danneggiato l’immagine del deputato e anche la mia. Io – conclude Marchese – vengo da Libera (l’associazione antimafia, ndr) e da ambienti vicini alla chiesa, mai mi sognerei di avere frequentazioni con mafiosi”.

Colombo, invece, i rapporti con Cosa nostra li avrebbe cercati e coltivati. Tra le intercettazioni finite al centro dell’indagine ce ne sta una in cui commenta criticamente i passaggi da un clan all’altro, mentre dal canto suo si dichiara «simpatizzante, fino alla morte» dei Santapaola-Ercolano. Tale legame non si sarebbe tramutato in una formale affiliazione, ma lo avrebbe messo nelle condizioni di operare nell’interesse della famiglia mafiosa. Secondo gli inquirenti, il dipendente di Sostare si sarebbe occupato della riscossione del denaro provento di estorsioni, avrebbe effettuato prestiti a usura e sarebbe stato pure contattato da un soggetto legato alla criminalità per ragionare su come il gruppo avrebbe potuto procurarsi degli scavatori per assaltare i bancomat. In un’altra circostanza, invece, è Colombo in prima persona che avrebbe informato un altro soggetto di come Vincenzo Sapia, uno degli uomini a cui sarebbe stato legato, avrebbe avuto quattrocento chili di skunk coltivata a Ramacca.


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