La commissione Ambiente all’Ars. Carta (Mpa): «Servono inceneritori e più treni. Gli appalti? Si dia fiducia alle istituzioni» – Palazzi di vetro /9

Dai rifiuti alla mobilità interna della Sicilia, che avrà una spinta grazie al ponte sullo Stretto. Ne è convinto Giuseppe Carta, deputato regionale in quota autonomisti, presidente della commissione Ambiente, territorio e mobilità all’Assemblea regionale siciliana. Tavolo di lavoro che ha in mano anche due leggi su temi particolarmente delicati: urbanistica e appalti. Con in controluce le preoccupazioni per la legalità. Temi che Carta conosce bene: da amministratore – rieletto sindaco di Melilli, nel Siracusano – e per essere stato coinvolto nell’inchiesta Muddica su un presunto sistema di appalti pilotati su cui è in corso per il primo cittadino il giudizio immediato chiesto dai suoi legali.

Presidente, vi siete fatti un’idea di quali possiamo individuare, al momento, come emergenze ambientali nella regione?
«La principale è certamente lo smaltimento dei rifiuti, un problema che la Sicilia si porta dietro da tempo. La commissione e il governo stanno lavorando per attivare tutte quelle procedure previste dalla legge europea che prevede un andamento del percorso della spazzatura con prevalenza del riciclo e dell’attività a scopo energetico con la decomposizione dei rifiuti. Stiamo insomma lavorando per rimettere la Sicilia sul binario europeo».

Gli inceneritori, insomma. Su questo c’è chi pensa che siamo in ritardo e chi invece che sia ancora possibile e utile. Lei come si colloca?
«Non solo si devono fare, ma sono indispensabili per dare alla Sicilia la chiusura del ciclo dei rifiuti. A dirla tutta: non ci può essere differenziata senza inceneritori, intesi come impianti moderni a carattere energetico e con basse emissioni che vanno ad eliminare il residuo della differenziata, che altrimenti non sapremo mai dove mettere. Nella mia idea, quelli siciliani dovranno servire solo la regione e non accogliere spazzatura da fuori. Serviranno a concludere l’iter che vede i Comuni siciliani, Catania e Palermo escluse, oltre il 65 per cento di differenziata».

Un’altra emergenza cronica, specie con le alte temperature, è quella degli incendi che riguarda anche i nostri parchi e le aree naturali. Anche quello è un problema che pare non si riesca a risolvere…
«Negli incendi c’è tanta criminalità e l’attenzione non dev’essere solo ambientale, ma anche investigativa. La Regione fa quello che è nelle condizioni di fare: spendendo parecchio in ogni Finanziaria per il corpo forestale, fa prevenzione in boschi e parchi sui terreni incolti, ma vanno anche educati i proprietari a pulire i propri fondi. E prevenire così l’attività criminale di chi vuole dominare gli appezzamenti di terra, anche per l’esclusività del pascolo, o utilizzare le fiamme per le intimidazioni. Il corpo forestale è comunque indispensabile e, anzi, io aumenterei i loro compiti, allungando il periodo di attività».

A proposito di sfruttamento dei territori, negli ultimi mesi hanno fatto discutere le parole del presidente Schifani sull’uso dei terreni agricoli per gli impianti di energia rinnovabile senza che qualcosa – in termini di soldi o energia – venga restituito alla Regione. Per lei è davvero speculazione o si tratta di un futuro inevitabile?
«Il presidente ha detto bene: chi investe in Sicilia, specie chi occupa terreni che possono servire anche a un’altra economia, quella agricola, deve lasciare sul territorio ricchezza. Non solo infrastrutturale ma in campo economico ed energetico. Sarebbe così sbagliato se i siciliani risparmiassero sulla bolletta? È chiaro, e dobbiamo dirlo, che tutti questi impianti creano desertificazione in campo agricolo e oggi la Sicilia è la più grande valle energetica del Meridione».

Produciamo energia ma non la paghiamo meno” somiglia un po’ a “Paghiamo cara la benzina pur avendo le raffinerie”, anche quella una questione che riguarda l’ambiente e, nello specifico, il suo territorio di provenienza, il Siracusano.
«Le raffinerie sono state costruite negli anni ’50 e ’60, quando c’era un modo diverso di intendere la politica. Ora abbiamo tante norme ambientali che regolamentano il circuito sia petrolifero che energetico in generale. Oggi ci possiamo permettere di avere un rapporto con lo Stato centrale che riconosca alla Sicilia il ruolo di vero hub energetico europeo e, così, consenta alla regione di incidere sulle strategie. E di non vivere soltanto di sole riflesso, appunto».

Tra le attività della commissione c’è anche la mobilità, il cui tema caldo in Sicilia è certamente il ponte sullo Stretto. Tra chi si chiede se sia meglio pensare prima alla mobilità interna e chi invece punta ad avere presto l’attraversamento stabile, lei come si pone?
«Vanno entrambe coltivate. È vero che la nostra regione ha un problema di collegamento anche tra le grandi città, è evidente, io ci metto tre ore in auto per arrivare a Palermo da Siracusa. Se ci fosse un treno che collega magari Catania al capoluogo regionale in un’ora, anch’io risparmierei un sacco di tempo. Ma il ponte porterà una tale attenzione e un aumento di traffico in ingresso in Sicilia che sarà impossibile non pensare di adeguare anche la mobilità interna. E per costruire il ponte ci vorranno anni, quindi abbiamo tutto il tempo. Io, personalmente, darei priorità alla mobilità ferroviaria…».

Più che a quella stradale?
«Certamente, perché nel momento in cui funzionano meglio i treni e i trasporti pubblici in genere, è chiaro che ci saranno meno macchine e la possibilità di avere strade adeguate. Oggi sono già partite opere strategiche come, pensando alla mia zona, la Ragusa-Lentini, l’ampliamento dell’aeroporto di Catania e il completamento della Siracusa-Gela. Allargare l’ingresso della Sicilia, insomma, consentirà di migliorare anche l’interno».

Il trasporto, quindi, è al centro dei lavori della commissione. Per il resto, a cosa state lavorando?
«Due importanti riforme. La prima è la legge sull’urbanistica e l’edilizia privata per adeguare il testo regionale ai cambiamenti precedenti, tra cui un contenzioso perché la legge era stata impugnata dal commissario dello Stato. Stiamo quindi semplificando le norme e mettendole di nuovo sui binari della legittimità, per dare l’opportunità ai Comuni e ai portatori di interesse di avere una legge più chiara e semplice, ma soprattutto un unico testo urbanistico in Sicilia. Lo stesso stiamo facendo con il codice degli appalti: si superano le soglie, manterremo le Urega, i nove uffici territoriali, ma ci sarà una sola committenza regionale per lavori di una certa entità, come quelli del Pnrr, per mettere tutti i Comuni in condizione di lavorare».

Avete pensato come superare i dubbi di quanti vedono nel nuovo codice degli appalti nazionale una porta all’aumento dell’illegalità? Che già da noi non manca nel settore.
«Possiamo dire quello che vogliamo sulla legalità ma, fatta la norma, si trova l’inganno. Quindi non sono le leggi che prevengono l’illegalità, ma i controlli. Con questo testo nessun Comune potrà appaltare lavori oltre i 500mila euro se non ha una committenza autorizzata dall’ente anti-corruzione. Ma, se dobbiamo dirla tutta, questo atteggiamento più aperto verso la pubblica amministrazione non è certo un caso. Serve per andare dietro all’agenda europea e alla capacità di spendere fondi che oggi abbiamo ma non riusciamo a concretizzare. Dobbiamo tenere un codice degli appalti che chiude o uno che apre dando a tutti i Comuni la possibilità di investire e fare le opere? Evitando dei passaggi burocratici, ad esempio con la scomparsa del responsabile unico del procedimento, sostituito dal responsabile del progetto. Perché per una volta non dare fiducia alle istituzioni? Mettiamoci in testa che siamo tutti Stato, con un grande compito: andare più veloci di altre regioni e di altri Stati».


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