Diciotto anni fa Cosa nostra uccideva il penalista catanese. Goffredo D'Antona, suo amico, racconta gli attimi terribili successivi all'omicidio, e ne dipinge un ritratto. «Il processo lo studiava dalla relata di notifica al timbro del cancelliere», spiega. E si chiede perché, nonostante un'aula nel Tribunale etneo a lui dedicata, la memoria del suo operato si perda