Dalle nuove attività professionali alle piccole imprese, dopo la pausa estiva tornano sul tavolo progetti rimandati da mesi. Tradotti in un aumento di richieste di consulenza per accedere a Resto al Sud 2.0, l’incentivo gestito da Invitalia e rivolto agli under 35 che vogliono avviare una nuova attività in Sicilia e nel Mezzogiorno. È il […]
Boom di richieste per ‘Resto al Sud 2.0’: le novità dell’incentivo e gli errori da evitare
Dalle nuove attività professionali alle piccole imprese, dopo la pausa estiva tornano sul tavolo progetti rimandati da mesi. Tradotti in un aumento di richieste di consulenza per accedere a Resto al Sud 2.0, l’incentivo gestito da Invitalia e rivolto agli under 35 che vogliono avviare una nuova attività in Sicilia e nel Mezzogiorno. È il trend segnalato da Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino. Che però avverte: i fondi sono limitati e, nella finanza agevolata, arrivare preparati può fare la differenza. Con qualche consiglio per la nostra rubrica dedicata alle imprese. Oltre a progetti per studi professionali, attività di servizi, commerciali o artigianali, «tantissimi puntano al settore turistico-ricettivo – spiega Crispino -. Spesso l’idea esiste già da tempo e settembre diventa il momento in cui si decide di trasformarla in numeri».
Il bando Resto al Sud è cambiato
Quando si parla di Resto al Sud serve una precisazione: la vecchia misura, andata a quasi 20mila progetti con oltre 64mila posti di lavoro, ha chiuso lo sportello a ottobre 2025. Dal giorno dopo è operativo Resto al Sud 2.0, con caratteristiche differenti. Rivolta ai giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 non ancora compiuti, in determinate condizioni occupazionali. Per nuove attività in Sicilia, ma anche Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna. Rientrano nell’agevolazione lavoro autonomo, imprese individuali, società, cooperative, libere professioni e società tra professionisti. In quasi tutti i settori, con l’esclusione, tra gli altri, di comparto agricolo, pesca e acquacoltura. L’incentivo prevede un voucher a fondo perduto fino a 40mila euro e, in alcuni casi, a 50mila. Oppure contributi a fondo perduto pari al 75 per cento per investimenti fino a 120mila euro e al 70 per cento per piani tra 120 e 200mila euro.
Il ruolo del fondo perduto nella fase di avvio
È proprio l’intensità dell’agevolazione a rendere Resto al Sud 2.0 interessante per chi si trova a scegliere se fare il primo passo. Avviare un’impresa significa acquistare attrezzature, realizzare eventuali lavori nei locali, investire in tecnologia. Per un giovane che non dispone di un capitale iniziale significativo, la possibilità di coprire una quota importante dell’investimento con un contributo pubblico può cambiare la sostenibilità del progetto. «Molti ragazzi arrivano con un’idea e una domanda semplice: “Posso permettermi di farlo?” – racconta Crispino -. Il nostro lavoro parte da lì. Non dalla richiesta di agevolazione, ma dall’analisi su quanto costa avviare l’attività, quali saranno le spese nei primi mesi, quale fatturato può essere previsto e quanto capitale sarà comunque necessario». Le agevolazioni, quindi, sono solo una parte della soluzione ai problemi di avvio, che restano ancora elevati. Nonostante un tasso di imprenditoria giovanile e meridionale in crescita.
Risorse non infinite e tempi molto specifici
Resto al Sud 2.0, inoltre, dispone di 356,4 milioni di euro e le domande vengono esaminate per data di presentazione, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili. Questo non significa presentare una richiesta frettolosa ma, piuttosto, evitare di rimandare la costruzione di un progetto già deciso. «Molti si occupano dell’investimento quando la misura è già aperta o temono che le risorse possano terminare», sottolinea Crispino. Eppure la fase più importante è prima: «Numeri, preventivi, forma giuridica, sostenibilità finanziaria e organizzazione devono essere definiti con attenzione – continua il consulente -. Solo così l’agevolazione può diventare un vero acceleratore». Specie per la misura Resto al Sud 2.0, dove anche i tempi di costituzione dell’impresa o apertura della partita Iva devono essere coordinati con le regole della misura. Invitalia prevede, infatti, specifiche condizioni sulla data di avvio e sullo stato di inattività dell’iniziativa al momento della domanda.
Non esiste soltanto Resto al Sud
Ma la buona notizia è che Resto al Sud non è l’unica misura utile ai giovani che vogliono avviare un’attività. A seconda di tipologia di impresa, età dell’imprenditore, territorio, settore e investimento programmato, possono esistere misure nazionali, regionali ed europee dedicate a creazione d’impresa, digitalizzazione, investimenti produttivi, efficienza energetica, ricerca o innovazione. Basta conoscerli prima. Perché «capita ancora – racconta Crispino – che un imprenditore acquisti un macchinario, firmi un contratto o costituisca una società e solo dopo chieda se esisteva un’agevolazione». Quando, spesso, è troppo tardi per rimediare. E il mese di settembre, da questo punto di vista, può essere il momento giusto non solo per riprendere i progetti sospesi durante l’estate, ma soprattutto per indagarne le condizioni economiche e finanziarie. Così da trasformare un’idea in un’impresa vera.