Processo omicidio Simona Floridia: la richiesta di cercare il cadavere dopo 33 anni

«Bisogna tornare a cercare il cadavere di Simona Florida a Monte San Giorgio». È la richiesta arrivata a conclusione dell’udienza del processo d’Appello per l’omicidio della 17enne di Caltagirone (in provincia di Catania). La ragazza, ancora minorenne, era scomparsa il 16 settembre del 1992. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. L’udienza del processo di secondo grado si è ieri mattina, nel palazzo della giustizia di piazza VergaCatania.

La richiesta della difesa

Ad avanzare la richiesta dell’esperimento giudiziale del sopralluogo sulla montagna che sovrasta Caltagirone, a 33 anni di distanza dai fatti, è stata l’avvocata Pilar Castiglia che difende Andrea Bellia. L’uomo, condannato due anni fa in primo grado per l’omicidio di Simona Floridia, continua a professarsi innocente. All’istanza si è opposto l’avvocato Giuseppe Fiorito che assiste la mamma e il fratello della vittima, entrambi parte civile nel processo. «Sono ricerche già fatte negli anni che non hanno portato a nessun risultato. Intanto, però – aggiunge il legale delle parti civili – il tempo è trascorso e ha modificato anche quella montagna composta di un terreno argilloso». La prossima udienza interlocutoria per sciogliere le riserve è fissata per lunedì 13 ottobre.

Il processo in tv

La prima parte dell’udienza di questa mattina, invece, è stata dedicata alle audizioni di Matteo Viviani e Carlotta Bizzarri. I due autori di un servizio per il programma di Italia Uno Le Iene dedicato al caso della scomparsa di Simona Floridia. Tra i protagonisti principali del servizio, non solo la mamma della vittima ma anche l’imputato e il suo principale accusatore: Mario Licciardi, che della vittima era l’ex fidanzato. Anche durante un confronto all’americana nel processo di primo grado, l’uomo ho sostenuto di avere ricevuto da Bellia la confidenza su come sarebbero andate le cose nel settembre del 1992.

La confessione

Una confessione che Licciardi avrebbe condiviso con Rossella Figura – all’epoca la sua ragazza e oggi sua moglie – in una conversazione telefonica intercettata: il dialogo che ha portato alla riapertura del processo a un quarto di secolo di distanza dai fatti. Viviani e Bizzarri hanno confermato che il video fornito in tribunale non era il girato integrale «perché, forse, non è più negli archivi».


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