Femminicidio Quaranta, chiesto ergastolo per convivente «L’ho uccisa perché mi aveva trasmesso il coronavirus»

L’accusa ha chiesto la condanna all’ergastolo per Antonio De Pace, l’infermiere calabrese accusato di avere ucciso la fidanzata Lorena Quaranta in una villetta in via delle Mimose a Furci Siculo, in provincia di Messina, il 31 marzo del 2020. Alla fine della sua requisitoria, il pubblico ministero Roberto Conte ha chiesto il massimo della pena per il 29enne originario di Vibo Valentia (in Calabria). Una perizia psichiatrica disposta dalla corte d’Assise di Messina ha concluso per la capacità del giovane di potere restare in giudizio. 

Dopo avere ucciso strangolandola la sua convivente, studentessa della facoltà di Medicina originaria di Favara (in provincia di Agrigento), De Pace – anche lui studente in Odontoiatria nella stessa Università – aveva cercato di togliersi la vita senza riuscirci. «L’ho uccisa perché mi aveva trasmesso il coronavirus», aveva raccontato il 29enne al magistrato durante il primo interrogatorio. Dal risultato dei tamponi eseguiti, su richiesta degli investigatori che non avevano creduto al suo tentativo di motivare il gesto, era emerso che entrambi erano negativi al Covid-19. Dopo avere tramortito e strangolato la compagna intorno alle 4 del mattino, all’interno dell’appartamento in cui vivevano insieme da sei mesi, De Pace aveva chiamato il 112 per confessare. 

In realtà, l’accusa ha anche ipotizzato che si sia trattato di un delitto pianificato. In alcune chat con i familiari, infatti, l’imputato avrebbe manifestato l’intenzione di trasferire ai nipoti i risparmi depositati sul proprio conto corrente. Le prossime due udienze del processo sono già state fissate per l’8 e il 29 giugno, per gli interventi delle parti civili e della difesa


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