Tony Drago, la procura non ha chiuso le indagini Legale: «Strana inerzia dopo incidente probatorio»

A quasi un mese dall’udienza durante la quale i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari hanno concluso che l’analisi della scena dove è stato trovato morto il militare Tony Drago sia compatibile soltanto con l‘ipotesi dell’omicidio, la procura di Roma non ha ancora chiuso le indagini. Il termine massimo previsto dal codice di procedura penale è scaduto senza che il magistrato abbia avanzato richiesta di proroga. E così, mentre le conclusioni dei periti sembrano inequivocabili, la procura non ha notificato né l’avviso di conclusione delle indagini preliminari né l’eventuale richiesta di archiviazione.

«A cosa sia dovuta questa inerzia francamente lo ignoro – commenta a Meridionews Dario Riccioli, il legale del militare siracusano morto nel luglio del 2014 all’interno della caserma Sabatini di Roma -. Posso solo immaginare che sia dovuta alla prosecuzione delle indagini». Sembra questa l’unica spiegazione, «ma se così fosse – spiega il legale – questi ulteriori approfondimenti sarebbero inutilizzabili nel processo perché non è stata notificata nessuna richiesta di proroga e il termine è scaduto a gennaio».

E se è vero che la lentezza delle procure spesso è dovuta alla quantità di procedimenti in corso, «ci si aspetta – sottolinea Riccioli – che una inerzia del genere possa accadere per procedimenti non rilevanti, come un furto, e non per un omicidio volontario della portata di quello che riguarda la morte di Tony Drago». Le critiche dell’avvocato si spingono più in là: «Sappiamo che non è stata iscritta nessuna notizia di reato nel registro a carico di ignoti per l’omicidio volontario – spiega Riccioli -. Questo ci ha stupito soprattutto dopo gli esiti dell’incidente probatorio. Così come il mancato avviso di conclusione delle indagini del procedimento a carico degli otto militari denunciati».

È per queste ragioni che, la prossima settimana, il difensore depositerà un atto di denuncia contro ignoti per il delitto di omicidio volontario. «In questo modo – prosegue Riccioli – obbligheremo la procura ad attivare l’azione penale, così come abbiamo fatto a giugno quando abbiamo depositato la denuncia contro gli otto militari senza la quale non si sarebbe fatto nemmeno l’incidente probatorio. Successivamente – va avanti l’avvocato – presenterò formalmente una richiesta alla procura di chiusura delle indagini o con la conclusione delle indagini o con la richiesta di archiviazione. Se dovessero continuare a insistere con questa inerzia, presenteremo istanza di avocazione delle indagini al procuratore generale affinché eserciti lui l’azione penale». 


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