In Sicilia caccia aperta con venti giorni di anticipo: «Sta scomparendo perfino il coniglio»

In Sicilia si è aperta ieri – con un anticipo di venti giorni – la stagione venatoria. L’Isola, infatti, è tra le regioni (insieme ad Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto) in cui si è deciso di concedere ai cacciatori la preapertura rispetto al calendario nazionale che prevede l’avvio ufficiale della stagione venatoria per la terza domenica di settembre che quest’anno cade giorno 21. «Da decenni ci chiediamo quale sia il motivo di questo lauto anticipo concesso ai cacciatori – commenta a MeridioNews Ennio Bonfanti, presidente del Wwf Sicilia centrale – L’unica risposta che ci è stata data a livello istituzionale è che “i cacciatori lo voglio e la legge lo consente“». Anche se, tra le specie a rischio da poco rientra anche un animale che è da sempre il simbolo della caccia nell’Isola.

E, in questo periodo, al centro delle polemiche c’è proprio un disegno di legge (il numero 1552) attualmente in discussione al Senato. Presentato dai partiti di maggioranza il 20 giugno per modificare le regole della caccia (che attualmente è normata da una legge che risale al 1992), è molto contestato da ambientalisti e animalisti. «Lega e Fratelli d’Italia in particolare – sottolinea Bonfanti – hanno fatto delle promesse elettorali alla lobby dei cacciatori». Promesse che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida puntava a mantenere prima dell’apertura di questa stagione venatoria.

«Come associazioni ed enti, abbiamo presentato osservazioni e critiche al ddl – spiega il presidente locale del Wwf – ma soprattutto ci sembra ridicolo leggere in un articolo del documento (il secondo, ndr) che la caccia avrebbe la capacità di “concorrere alla tutela della biodiversità“». Tra i punti più contestati del ddl – che prima di diventare legge deve essere discusso da due commissioni del Senato e poi approvato dalle aule parlamentari – oltre il rischio dell’allungamento del periodo venatorio (con la possibilità di cacciare anche in primavera), ci sono anche la cancellazione del divieto di caccia agli uccelli migratori sui valichi montani, la riapertura degli impianti di cattura per gli uccelli da richiamo e, soprattutto, la riduzione delle aree protette e l’estensione delle battute di caccia anche alle foreste demaniali.

Tra la crisi dovuta alla siccità e la devastazione causata dagli incendi estivi, «la Sicilia ha già perso un patrimonio naturale inestimabile», denuncia Bonfanti. Per fare qualche esempio più lampante, basta pensare alla riserva dello Zingaro o alla Sughereta di Niscemi. «Proprio questo dovrebbe spingere non ad anticipare ma semmai a posticipare la riapertura del periodo della caccia – sostiene il rappresentante del Wwf – ma dall’assessorato regionale, invece, continuano a sostenere che dal punto di vista ambientale e faunistico non ci sia nessun problema al riguardo». Così sull’Isola è arrivato il via libera agli spari delle doppiette con tre settimane di anticipo. «Senza considerare chi spara sempre e comunque – denuncia Bonfanti – a prescindere dal calendario e senza temere i pochi e scarsi controlli».

In Sicilia, infatti, il fenomeno del bracconaggio non accenna a diminuire. Anzi. Tanto che sull’Isola, di recente, c’è un insospettabile mammifero a rischio: il coniglio selvatico. Dopo la bufala del gattiglio, adesso arriva un’emergenza vera. «Fino a una decina di anni fa, nessuno avrebbe mai potuto immaginare – sottolinea – che si sarebbe arrivati a questo punto per l’animale che è da sempre il simbolo della caccia in Sicilia: la sua presenza, a causa anche di due malattie che hanno colpito la specie, si è drasticamente ridotta nelle campagne e, in alcune aree (il Nisseno e certe zone delle province di Messina e di Palermo, ndr) è addirittura scomparso. Troppo spesso – aggiunge Bonfanti – ci si dimentica che gli animali non sono fatti di acciaio».


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