La rinascita della Germania Est e la condanna del Sud Italia

In quindici anni, dal 1995 al 2010, la Germania ha destinato alle aree depresse (i Lander orientali) lo 0,8% medio annuo del Pil (Prodotto interno lordo), pari a 277 miliardi di euro. Nello stesso periodo il Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate) italiano ha erogato alle aree depresse italiane, soprattutto ma non esclusivamente meridionali, una cifra oltre quattro volte inferiore, 65 miliardi, pari allo 0,3% medio annuo del Pil.

I tedeschi ci insegnano che per rilanciare la crescita nazionale occorre destinare risorse proprio alle aree depresse, portando avanti strategie di politica economica regionale nell’interesse dello sviluppo generale, e non puntare esclusivamente sulle Regioni più ricche conferendo loro maggiori autonomia di spesa ed entrate. In questo modo si spacca il Paese.

È quanto emerge dallo studio “Il sistema di perequazione fiscale in Germania e gli effetti sulla riduzione dei divari”di Gaetano Stornaiuolo pubblicato sull’ultimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez diretto da Riccardo Padovani. (a sinistra, foto tratta da myberlino.com)

Condotto su dati statistici federali e regionali tedeschi, a oltre vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, lo studio prende in esame i costi dell’unificazione tedesca analizzando gli effetti delle politiche di sviluppo, la tipologia e l’entità dei trasferimenti finanziari erogati per la riduzione dei divari tra Est e Ovest.

La Germania: federalismo cooperativo – La sfida delle istituzioni, si legge nello studio, è combinare l’esigenza di autonomia finanziaria territoriale con il diritto di tutti i cittadini a ricevere servizi pubblici standard adeguati. In un Paese dalla forte tradizione federalista come la Germania, la scelta è stata chiara: le politiche regionali e i trasferimenti finanziari sono stati erogati soprattutto dallo Stato centrale ai Lander orientali nell’interesse dello sviluppo economico dell’intero Paese, “poiché si ritiene che una crescita economica regionale non adeguata possa alla fine minacciare la stabilità di tutta l’economia”.

Non così in Italia. Dove, invece, al di là dei riproponimenti, il Sud viene regolarmente penalizzato. Secondo il pensiero prevalente nel dibattito politico in questi ultimi anni il federalismo dovrebbe assumere come modello di finanziamento delle principali funzioni legate allo sviluppo economico delle Regioni un meccanismo di ripartizione delle risorse erariali direttamente proporzionale alla capacità fiscale di ciascuna Regione, a scapito degli obiettivi di equità tra le persone e di solidarietà tra i territori. Secondo questo approccio il federalismo dovrebbe condurre a “ridurre o rinviare le politiche di intervento a favore dello sviluppo delle aree arretrate del Paese”, affidando il ruolo di traino nazionale alle Regioni-locomotiva, senza scommettere sul Sud perché “i flussi finanziari sono stati senza ritorni economici”.

Secondo la Svimez ciò che serve, invece, è il coraggio politico di scegliere di ridurre i divari territoriali non solo con trasferimenti a favore dei servizi essenziali, ma anche con interventi a sostegno dello sviluppo proprio nelle aree depresse in ritardo del Sud, che possono garantire maggiori potenzialità di crescita non solo al Mezzogiorno stesso ma all’intero Paese.

 


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In quindici anni, dal 1995 al 2010, la germania ha destinato alle aree depresse (i lander orientali) lo 0,8% medio annuo del pil (prodotto interno lordo), pari a 277 miliardi di euro. Nello stesso periodo il fas (fondo per le aree sottoutilizzate) italiano ha erogato alle aree depresse italiane, soprattutto ma non esclusivamente meridionali, una cifra oltre quattro volte inferiore, 65 miliardi, pari allo 0,3% medio annuo del pil.

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