Doveva servire a tamponare la storica emergenza abitativa: ma la misura adottata dal Comune di Palermo rischia di generare una nuova forma di disagio sommersa. Più difficile da individuare, che non allontana la necessità di un intervento strutturale e che è anche costosa. Si tratta della separazione temporanea dei nuclei familiari: un modo per ridurre […]
Palazzo di Ferro - Foto di Sonia Sabatino
Emergenza abitativa a Palermo: la non-soluzione delle famiglie divise che costa migliaia di euro
Doveva servire a tamponare la storica emergenza abitativa: ma la misura adottata dal Comune di Palermo rischia di generare una nuova forma di disagio sommersa. Più difficile da individuare, che non allontana la necessità di un intervento strutturale e che è anche costosa. Si tratta della separazione temporanea dei nuclei familiari: un modo per ridurre le liste di cittadini che hanno bisogno di un alloggio, ma solo sulla carta. Trattandosi di una soluzione tampone, che non incoraggia la fuoriuscita dalla difficoltà. E che costa alle casse pubbliche quasi 10mila euro al mese per una sola madre con due figli. Circa 54mila euro in sei mesi, da moltiplicare per tutti i nuclei bisognosi.
L’emergenza abitativa a Palermo
Il nodo centrale resta il divario tra le tante richieste di alloggi popolari e la scarsa disponibilità di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Anche per le occupazioni abusive di immobili e le numerose case rimaste inutilizzate in attesa di interventi di recupero. Con lunghe liste d’attesa che si è tentato di smaltire anche utilizzando i beni confiscati alla mafia – non senza problemi – e tentando di recuperare il patrimonio ERP (Edilizia Residenziale Pubblica). Con l’arrivo del nuovo assessore all’Emergenza abitativa Fabrizio Ferrandelli – e in linea con il governo nazionale – si è proceduto a numerosi sgomberi e denunce per gli occupanti abusivi. Compresi soggetti coinvolti in attività illegali, che utilizzano gli immobili per mantenere il controllo di alcune piazze di spaccio. Portando più volte a minacce e intimidazioni per l’assessore Ferrandelli. Una linea di rigore che, però, colpisce allo stesso modo anche famiglie in condizioni di grave disagio economico.
La separazione del nucleo familiare
Per questi casi era stata già la precedente assessora Antonella Tirrito a introdurre, durante lo sgombero di corso Pisani, una soluzione alternativa all’assegnazione di un alloggio popolare che non c’è: la separazione temporanea del nucleo familiare. Alla madre con eventuali figli viene offerta l’accoglienza in una casa famiglia, mentre al padre viene generalmente proposta una sistemazione in dormitorio. Una soluzione che, però, può rendere più difficile il percorso di uscita dalla condizione di disagio. Per chi vive in dormitorio, infatti, risulta complicato organizzare la propria vita quotidiana e lavorativa. Soprattutto a causa dei limiti imposti dagli orari di accesso e permanenza nelle strutture di accoglienza. A ciò si aggiunge la questione dei costi per il Comune: con una una spesa di circa 100 euro al giorno per persona in casa famiglia.
La legge sul diritto dei minori alla famiglia
Non sono soltanto gli aspetti economici a suscitare perplessità tra associazioni e organizzazioni che si occupano di emergenza abitativa a Palermo. Secondo diversi operatori del settore, la separazione del nucleo familiare può generare difficoltà relazionali e psicologiche in precedenza non presenti. Con possibili ripercussioni anche sui minori coinvolti. Tanto da vedere inserito in una legge del 1983 il diritto a crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia. «Le condizioni di indigenza dei genitori – precisa la normativa – non possono costituire un ostacolo. Per cui lo Stato, le Regioni e gli enti locali devono sostenere i nuclei familiari a rischio con interventi di sostegno e assistenza». Eppure, nonostante le segnalazioni e le critiche avanzate da diverse realtà associative, questa modalità di intervento continua a essere utilizzata anche dall’attuale assessorato.
Il radici del disagio abitativo a Palermo
Le radici dell’emergenza abitativa del capoluogo affondano nei decenni, anche nelle conseguenze del cosiddetto Sacco di Palermo. Che, invece di rispondere al fabbisogno abitativo, ha contribuito ad alimentare una vasta speculazione edilizia, con effetti ancora oggi evidenti. La situazione si è poi aggravata nel 2009, quando Palermo ha iniziato a registrare circa 7mila famiglie in condizioni di urgente bisogno abitativo e oltre 12mila aventi diritto a un alloggio popolare. Nei dieci anni successivi, si è andata delineando una profonda contraddizione: mentre migliaia di famiglie attendono un’abitazione pubblica, numerosi immobili risultano inutilizzati, occupati abusivamente o necessitano di interventi di manutenzione prima di poter essere assegnati.
Le misure temporanee e le piattaforme digitali
Così il Comune di Palermo e gli enti gestori hanno iniziato a fare ricorso a misure temporanee: come i contributi all’affitto e le assegnazioni straordinarie. Tra il 2023 e il 2024, il Comune è intervenuto principalmente sul piano amministrativo, con l’aggiornamento delle graduatorie e procedure per ricorsi e integrazioni documentali. Oltre a una nuova piattaforma digitale per l’iscrizione e l’aggiornamento delle domande, con l’obiettivo di rendere più trasparente ed efficiente il sistema di assegnazione. Nello stesso anno, sono stati riaperti gli inserimenti nelle graduatorie per consentire l’accesso agli alloggi ERP e ai beni confiscati pian piano disponibili. Di fatto, purtroppo, questi interventi dimostrano come il problema resti ancora irrisolto: con graduatorie molto ampie e un’offerta ridotta.