Il procuratore De Lucia: «Carceri in mano alla mafia». E scoppia la polemica sulle responsabilità

«Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere. Non esplodono solo perché i detenuti non vogliono farle esplodere. Il controllo appartiene alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono». Sono le parole, dure, di Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo. Che, nel corso di un incontro ai cantieri culturali della Zisa, ha elencato le principali criticità della realtà carceraria italiana: «Una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere e non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati». Dichiarazioni che hanno suscitato più di una reazione.

L’opposizione richiama il governo, il ministro Nordio risponde

«Le parole del procuratore di Palermo sono di una gravità inaudita. E chiamano direttamente in causa il ministro della Giustizia, Carlo Nordio – ha detto Angelo Bonelli, parlamentare di Avs -. Se è vero che lo Stato ha perso il controllo delle carceri e che comandano le mafie, il governo deve spiegare agli italiani dove sia finito il tanto sbandierato modello di sicurezza. È un fallimento clamoroso e un’umiliazione per le istituzioni».

«Il procuratore di Palermo ha perso il controllo di sé stesso – replica proprio il ministro Nordio – È inaudito che un procuratore offenda l’intera Polizia penitenziaria, che svolge il proprio dovere con il rischio della vita. Se qualche fenomeno patologico è avvenuto, un magistrato non può estenderlo all’intero territorio nazionale». Un riferimento che, restando solo in Sicilia, potrebbe andare bene per la recente rivolta al carcere di piazza Lanza, a Catania. O quella di due settimane prima a Enna. Oltre alle numerose indagini sui cellulari che circolano nei penitenziari. «Non è il modo migliore per creare una leale collaborazione – continua il ministro -, che stiamo attuando con procura nazionale antimafia, Csm e Anm».

Nessuno tocchi Caino: «La responsabilità è anche di De Lucia»

E a pensarla diversamente dal procuratore di Palermo è anche l’associazione Nessuno tocchi Caino, proprio oggi in visita all’Ucciardone di Palermo. «Se le carceri non esplodono non è certo per il senso di responsabilità dei detenuti o delle organizzazioni criminali che lui ha in mente, come la mafia – dice a MeridioNews Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino -. Qui si è verificato un episodio in cui dei maghrebini hanno aggredito i palermitani, di cosa sta parlando?». «Sto ragionando sulle parole di De Lucia e, lo decideremo insieme, ma a me viene voglia di denunciarlo – sottolinea Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino -. Perché questo è un carcere in cui l’illegalità regna sovrana e ci sono delle responsabilità precise, che vanno indagate. All’Asp spettano per obbligo le visite igienico-sanitarie due volte all’anno, secondo l’ordinamento penitenziario. Ma qui è tutto da bonificare».


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