Cambiano i volti, i luoghi e le epoche, ma a riproporsi a Palermo è sempre la stessa storia dagli anni ‘80. Il centro della questione è lo sgombero dell’ex istituto Salvemini di viale Michelangelo, in passato sottoposto a sequestro per mafia. Di recente, sulla scia della nuova politica sulle occupazioni abusive adottata dal Comune di […]
Palermo, sfrattate dal Salvemini e minacciate nella casa tolta alla mafia: «Se entrate, bruciamo tutto»
Cambiano i volti, i luoghi e le epoche, ma a riproporsi a Palermo è sempre la stessa storia dagli anni ‘80. Il centro della questione è lo sgombero dell’ex istituto Salvemini di viale Michelangelo, in passato sottoposto a sequestro per mafia. Di recente, sulla scia della nuova politica sulle occupazioni abusive adottata dal Comune di Palermo, l’assessorato all’Emergenza abitativa ha proceduto sulla linea degli sfratti anche in questo stabile. L’esecuzione è arrivata nei mesi scorsi per i 33 nuclei familiari che occupavano le abitazioni da decenni. Circa una decina di questi, con redditi elevati o impieghi regolari, sono andati via subito. Per gli altri sono state trovate soluzioni più o meno idonee, utilizzando anche beni confiscati alla mafia. Una scelta che gli ex inquilini non avrebbero preso bene: tra richieste di denaro e minacce.
La coppia di donne e le minacce dalla mafia
Alcune famiglie sono andate a vivere da partenti o amici. Mentre per chi ha manifestato disagi economici, l’assessore Fabrizio Ferrandelli – con l’aiuto di Abitare Sociale, gestore degli alloggi per il Comune di Palermo – ha trovato delle case da destinare. Ed è qui che la situazione si complica. Alcune famiglie, infatti, si sono viste assegnare abitazioni confiscate alla mafia, diventando così oggetto di minacce. «Il Comune ci ha trovato questo alloggio a Ballarò – racconta a MeridioNews Salvina Maddalena, che convive con la sua compagna -. Ma, quando siamo andate a prendere possesso della casa, ci hanno chiesto 100 euro al mese oppure avrebbero bruciato la casa. Ci hanno garantito che ci avrebbero impedito di vivere lì». Minacce avanzate, secondo il racconto, dal precedente proprietario, destinatario della confisca perché ritenuto vicino alla criminalità organizzata. Le ragazze, ormai terrorizzate, hanno preferito non andare più via dal Salvemini.
Le denunce e la possibile perdita dei benefit
«La coppia ha ricevuto pesanti minacce anche di morte, ha denunciato e chiesto formalmente un cambio di alloggio ad Abitare Sociale, perché le ragazze hanno paura – spiega Tony Pellicane, dell’associazione A.Si.Da. 12 luglio, che da sempre si occupa di emergenza abitativa a Palermo -. Eppure dal Comune hanno risposto che, se rifiutano l’alloggio e non ritirano le chiavi entro il 3 giugno, perderanno sia l’appartamento che la posizione nella graduatoria dell’emergenza abitativa». Da più parti si sono sollevate le polemiche verso la scelta di Ferrandelli di usare gli immobili confiscati alla mafia, pur conoscendo i rischi per le famiglie affidatarie. Battaglie che, va precisato, lo stesso assessore in passato ha condotto: allo Zen e a Borgo Nuovo. Tanto diventare anche lui oggetto di minaccia da parte della mafia.
Il doppio rifiuto per la coppia lesbica
«Un altro giorno che abbiamo provato ad andare all’appartamento, ci siamo trovate sotto casa quattro colonne di donne, che ci hanno ribadito la loro contrarietà al nostro trasferimento – racconta ancora riferisce Salvina Maddalena -. Anche perché siamo una coppia omosessuale, quindi doppiamente rifiutata in zona». Almeno un altro caso di minacce dallo stesso soggetto pare sia stata già risolta da Ferrandelli, «tanto che la famiglia ci abita tranquillamente – aggiunge Pellcane -. In questo caso, purtroppo, c’è una difficoltà in più perché, sembra assurdo dirlo, ma la coppia gay qui non è accettata. E, stavolta, non credo che l’assessore potrà fare qualcosa».

Il destino dei gatti della coppia
A complicare ancora la situazione sono i circa 20 gatti che la coppia ha accumulato negli anni di occupazione del Salvemini. «In zona uccidevano i randagi col cibo avvelenato, così abbiamo iniziato a prenderli in casa – racconta ancora Salvina Maddalena -. Li abbiamo curati e dati in adozione, ma altri sono rimasti a noi». Della sterilizzazione si è occupato sempre l’assessore Ferrandelli, titolare pure della delega al Benessere animale. Ma ora la sfida è trovare un luogo che possa ospitarli. L’associazione animalista Un atto d’amore onlus propone una soluzione già usata in passato: «Il Comune dia alla coppia un posto in cui sistemare i gatti e continuare a gestirli», spiega Ilenia Rimi. La quale conferma di aver trovato tutti i felini accuditi dalla coppia «in buono stato di salute e curati». «Loro due fanno molti sacrifici e i lavori più umili – conclude Rimi -. È giusto che vengano aiutate».