Comunali 2026, come il voto disgiunto ha stravolto alcune sfide: la mappa di traditi e beneficiari

Il voto disgiunto torna a lasciare il segno e, in queste Comunali 2026 siciliane, lo fa stravolgendo del tutto alcune sfide. Come a Bronte e Agrigento, dove i candidati sostenuti da ControCorrente – rispettivamente Giuseppe Gullotta e Michele Sodano – hanno raccolto molti più voti personali rispetto a quelli ottenuti dalle liste che li appoggiavano. Intercettando una quota significativa di elettorato proveniente dagli schieramenti avversari. Un dato che emerge prepotente dai numeri e che racconta di uno scollamento tra preferenze – o promesse – al Consiglio comunale e libertà di scelta per la figura di sindaco. Ad avvantaggiarsene sono spesso, ma non sempre, figure di rottura. Più costante è, invece, la parte tradita: il centrodestra. E c’è infine – chi – va segnalato, seppure i numeri siano piccoli – ha poi preferito votare solo i candidati sindaci.

Agrigento: per Sodano oltre 5mila voti in più delle liste

Ad Agrigento il quadro è nettissimo. Michele Sodano, sostenuto da ControCorrente insieme a Pd e Movimento 5 stelle senza simbolo, raccoglie oltre 5mila voti personali in più rispetto alle sue liste. Quasi il 45 per cento delle sue preferenze complessive. All’opposto, lo sfidante del centrodestra Salvatore Alonge perde circa 6300 voti rispetto alle liste che lo sostenevano – Forza Italia, Fratelli d’Italia e autonomisti -, mentre Luigi Gentile contiene lo scarto a 336 voti in meno. Exploit anche per Alfonso Di Rosa, che ottiene oltre 2600 voti aggiuntivi rispetto alle sue liste, pari a circa il 73 per cento del totale dei suoi consensi. È così che nella città dei templi sarà necessario il ballottaggio per scegliere il sindaco.

Il voto disgiunto a Bronte e i voti persi da Giovanna Caruso

A Bronte, nel Catanese, il fenomeno appare particolarmente evidente. Il candidato di ControCorrente Giuseppe Gullotta conquista 1661 voti in più rispetto alle sue liste. Un margine che vale quasi il 57 per cento del totale dei suoi consensi. La differenza sembra provenire soprattutto dall’area del centrodestra legata a Giovanna Caruso, che ottiene 876 voti in meno rispetto al bottino complessivo delle sue liste. Più contenuto, invece, lo scarto per Giuseppe Castiglione, fermo a 327 voti in meno rispetto alle liste che lo sostenevano. Mentre il candidato del centrosinistra Graziano Calanna resta sostanzialmente stabile. A conti fatti, per Gullotta, il voto disgiunto di queste Comunali 2026 sembra essere stato determinante per raggiungere il ballottaggio con un big della politica come Castiglione, espressione dell’altra parte di centrodestra.

A Barcellona Pozzo di Gotto 3mila voti decisivi

Il voto disgiunto e il peso delle preferenze personali, in queste Comunali 2026, risultano decisivi anche a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, dove a imporsi con 148 voti di scarto dal secondo è stata la candidata di Sud chiama Nord Melangela Scolaro. Ma la neosindaca ha anche ottenuto oltre 3mila voti in più rispetto al totale delle liste a suo sostegno, attraendo un consenso trasversale. Un dato che trova conferma osservando il risultato dello sfidante del centrodestra Nicola Barbera: le liste a suo sostegno superano quota 12mila voti, ma il candidato sindaco si ferma a circa 9500 preferenze. Uno scarto che racconta come una parte dell’elettorato abbia scelto candidati di centrodestra al Consiglio, ma premiato Scolaro per la guida del Comune.

Il voto disgiunto a Termini Imerese e Milazzo

Anche a Termini Imerese, nel Palermitano, il voto disgiunto contribuisce a ridisegnare gli equilibri. Qui il candidato di ControCorrente Nicola Mendolia raccoglie circa 300 voti in più rispetto alle liste che lo sostenevano. Ma il dato più significativo riguarda la riconfermata sindaca del fronte progressista Maria Terranova. La prima cittadina ottiene, infatti, quasi 1500 preferenze in più rispetto al totale delle sue liste, un margine che vale circa il 14 per cento dei suoi consensi complessivi. Un vantaggio non decisivo sul piano del risultato finale – considerato il successo con oltre il 70 per cento dei voti -, ma comunque indicativo di uno spostamento. Pare, ancora una volta, dal centrodestra: il cui candidato Antonio Battaglia – sostenuto da Lega, Fratelli d’Italia e liste civiche – non è riuscito a trattenere circa 1300 voti raccolti dalle proprie liste, pari a quasi il 30 per cento del loro totale.

l peso del voto disgiunto emerge, infine, anche a Milazzo, nel Messinese. Dove Laura Castelli, candidata e presidente di Sud chiama Nord, ottiene circa 1300 voti in più rispetto alle liste che la sostenevano. Un dato che rappresenta quasi il 47 per cento delle sue preferenze complessive. Diversi voti in più rispetto alle sue liste anche per il candidato Lorenzo Italiano che ottiene 2583 voti a fronte di 1800 voti circa delle liste. Dall’altra parte, il sindaco uscente Giuseppe Midili riesce sì a ottenere la riconferma, ma lascia sul terreno una quota significativa di consensi: circa 1700 voti raccolti dalle sue liste ma non trasferiti sul suo nome.






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