Un quadro frammentato. Ma attraversato da una linea di faglia inequivocabile. È quello dei nove Comuni della provincia di Catania coinvolti in questa tornata di elezioni Comunali 2026, dove a soffrire di più durante lo spoglio è stato il Pd. Per il Partito democratico catanese, la giornata – e nottata – è stata di contenimento […]
Comunali 2026, il tracollo del Pd nel Catanese: Pedara unica oasi nel deserto extra urbano
Un quadro frammentato. Ma attraversato da una linea di faglia inequivocabile. È quello dei nove Comuni della provincia di Catania coinvolti in questa tornata di elezioni Comunali 2026, dove a soffrire di più durante lo spoglio è stato il Pd. Per il Partito democratico catanese, la giornata – e nottata – è stata di contenimento del danno: tra sconfitte e ridimensionamenti, e una sola riconferma che evita il cappotto totale. In un tracollo sull’asse Bronte-Randazzo – snodi territoriali cruciali per l’economia e la geopolitica della provincia -, ma la parziale e vitale consolazione a Pedara, con la conferma di Alfio Cristaudo.
L’asse Bronte-Randazzo: la caduta dei dem
Il dato politico più pesante ed evidente per il Pd, in queste Comunali 2026 nell’area di Catania, matura sul versante nord-occidentale dell’Etna. Dove il centrosinistra e il Partito democratico escono davvero ridimensionati.
L’esclusione dal ballottaggio a Bronte
A Bronte – unico Comune etneo con più di 15mila abitanti a voto, insieme a San Giovanni La Punta – il verdetto delle urne è stato spietato. Nessun candidato ha superato il 40 per cento dei voti necessari per la vittoria al primo turno, rimandando il verdetto al ballottaggio. Ma la vera notizia è chi si contenderà la poltrona di sindaco il 7 e 8 giugno. Il duello sarà tra Giuseppe Castiglione, espressione di parte del centrodestra (che correva diviso) e il civico Giuseppe Gullotta, scelto da Controcorrente. Per il Partito democratico, che presentava Graziano Calanna, in passato già sindaco del Comune, l’esclusione dalla partita finale è un fallimento strategico di proporzioni macroscopiche.
Il caso Randazzo
A pochi chilometri di distanza, il quadro si fa persino più doloroso. A Randazzo, lo spoglio ha già incoronato Nino Grillo come nuovo sindaco. Non solo il successo di un progetto civico ben radicato, ma la certificazione dell‘isolamento del Pd. In un Comune che viene fuori da uno scioglimento per mafia e successivo commissariamento, i democratici pagano lo scotto di una proposta politica percepita distante dalla comunità. E controversa, con l’appoggio – pur senza simbolo – a Gianluca Giuseppe Anzalone, vicensindaco dell’ex giunta sciolta. E, per questo, inserito tra gli impresentabili dell’Antimafia nazionale. Sostegno ad Anzalone rivendicato anche da un alleato distante dall’identità dem: gli autonomisti dell’Mpa, con una nota del deputato regionale Giuseppe Lombardo.
Il verdetto di San Giovanni La Punta
Ma una delle risposte più significative è arrivata da San Giovanni La Punta. Dove Mario Brancato ha vinto nettamente al primo turno, blindando uno dei centri più popolosi, ricchi e strategici della cintura metropolitana etnea. Un successo indiscusso di centrodestra e autonomisti quello della vittoria di Brancato, già assessore a Catania con Umberto Scapagnini.
L’onda d’urto nel resto del Catanese
Ma non l’unico esempio in cui il centrodestra, pur spesso diviso o sotto mentite spoglie civiche, ha dimostrato una maggiore capacità di tenuta e penetrazione. Così come il civismo. A Mascali, Salvatore Gullotta si è imposto con un forte radicamento territoriale. Mentre nella vicina Calatabiano l’elettorato ha premiato Filippo Antonio Petralia e, a Trecastagni, Edmondo Pappalardo, che ha guidato l’area moderata. Il quadro della provincia si completa con i successi di Enzo Santonocito a San Pietro Clarenza e di Maria Aurora Catalano a Milo, entrambi con progetti orientati al territorio.
Pedara e la riconferma di Cristaudo: l’oasi nel deserto dem
In questo scenario di generale ritirata, la segreteria provinciale del Pd può aggrapparsi almeno a un motivo di sollievo. A Pedara, Comune cerniera dell’area metropolitana, Alfio Cristaudo viene rieletto, garantendo una preziosa continuità amministrativa. La riconferma di Cristaudo sembra, però, più una vittoria personale e di un modello di civismo democratico che ha saputo intercettare le anime moderate del paese. Puntando su stabilità, welfare locale e capacità di dialogare con ampi settori della società civile pedarese. Ben oltre i confini del tesseramento dem.
La necessità del Pd di una rifondazione territoriale
Il voto di queste Comunali 2026 lascia al Partito democratico catanese un pesante fardello di interrogativi. La strategia delle alleanze promiscue e del civismo di facciata ha mostrato la corda laddove il centrodestra o le liste civiche pure hanno spinto sull’acceleratore del radicamento. Il rischio concreto per i dem è di rimanere relegati a una condizione urbana, perdendo il contatto con la provincia dei distretti produttivi, dei Comuni montani e delle comunità agricole.