Comunali 2026, rinasce la Dc: la nipote di Cuffaro sindaca a Raffadali e il deputato Pace a Ribera

La Sicilia politica, si sa, non scopre mai le sue carte fino all’ultimo secondo dello spoglio. Ma, quando lo fa, restituisce dinamiche degne di un romanziere. I risultati delle elezioni Comunali 2026 segnano, con le X sui cognomi Cuffaro e Pace, una svolta negli equilibri del centrodestra isolano e la rinascita della Dc del cuffarismo. I verdetti delle urne di Raffadali e Ribera, nella storica roccaforte dell’Agrigentino, non sono semplici avvicendamenti alla poltrona di sindaco. Ma chiari messaggi inviati ai governi di Palermo e Roma. Tra gestione del consenso di prossimità e sulla capacità di rigenerarsi anche davanti alle tempeste giudiziarie più severe. Come dimostra l’elezione a sindaca di Raffadali di Ida Cuffaro, nipote del leader Totò Cuffaro che ha di recente patteggiato per una nuova accusa di corruzione. E, a Ribera, del deputato regionale Carmelo Pace, che in quella stessa indagine era stato coinvolto, per poi vedere la sua posizione andare verso l’archiviazione.

Il feudo di Raffadali: l’eredità dinastica di Ida Cuffaro

A Raffadali il risultato assume i contorni del plebiscito, ma soprattutto della restaurazione simbolica. Ida Cuffaro è la nuova sindaca del comune agrigentino, travolgendo la sfidante dell’area progressista, Sabrina Mangione, con un distacco netto e blindato già a metà spoglio. Quello della nuova prima cittadina non è un cognome qualunque in quelle terre. Nipote dell’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro e del sindaco uscente Silvio Cuffaro (fratello del leader, appunto), è la dimostrazione di come il cuffarismo – inteso come modello organizzativo e identità politica – non sia mai svanito. Al contrario, si è trasmesso per via generazionale, trovando nelle Comunali 2026 il terreno ideale per una definitiva legittimazione democratica. E la prova che il brand della Dc, ripulito e riorganizzato attorno a quadri giovani, ma inseriti in storiche filiere, possiede ancora un appeal formidabile, capace di oscurare le sigle dei partiti nazionali come Fratelli d’Italia o Forza Italia.

Il caso Ribera: il clamoroso ritorno di Carmelo Pace

Se Raffadali rappresenta la continuità dinastica, Ribera è il capolavoro della resilienza politica. Carmelo Pace torna a sedere sulla poltrona di primo cittadino, sconfiggendo nettamente la concorrenza. Deputato in carica all’Assemblea Regionale Siciliana tra le file della Democrazia cristiana, Pace è così vicino a Totò Cuffaro da finire coinvolto nella pesante inchiesta giudiziaria della Procura di Palermo su un presunto comitato d’affari corruttivo. Il suo nome è uscito dalla lista alla conclusione delle indagini preliminari e, per lui, si prefigura una richiesta di archiviazione. Una simile tegola giudiziaria, in Italia, avrebbe comunque stroncato la maggior parte delle carriere politiche. Ma non qui. Con una vittoria al primo turno, forte dell’asse locale con gli autonomisti.

La strategia della Nuova Dc: la balena bianca è viva

I successi targati Dc di Cuffaro e Pace in queste Comunali 2026, certificano che l’operazione nostalgia avviata dalla Dc non è di folklore politico, ma quella di un soggetto strutturato e decisivo. Mentre i partiti tradizionali si logorano nei congressi e nelle liti romane, la Democrazia cristiana in Sicilia presidia i bisogni primari delle comunità: l’agricoltura in crisi nell’Agrigentino, la gestione idrica, le infrastrutture comunali. Lanciando un segnale d’allarme agli alleati del centrodestra, guidato dal presidente della Regione Renato Schifani: la Dc non è più un partner di minoranza, ma una forza elettorale trainante. Che rivendicherà un peso specifico nella giunta regionale e nella spartizione delle candidature alle prossime Regionali 2027.


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