Catania, comizio di Fava nel cuore della pescheria «Programma del Pd? Evitare che la gente mi voti»

Qualche minuto di pioggia ha fatto temere il peggio, ma lo spavento è passato quasi subito. Claudia Fava e la sua lista Cento passi per la Sicilia chiudono la campagna elettorale etnea nello scenario della pescheria di Catania. Al posto dei venditori e delle loro urla ci sono i sostenitori del candidato presidente della sinistra alla Regione, dato negli ultimi giorni in rimonta rispetto a Fabrizio Micari, civico rappresentante del Partito democratico e dei gerarchi nell’Isola del ministro Angelino Alfano. Più lontani, almeno sulla carta, gli altri contendenti: Nello Musumeci e Giancarlo Cancelleri. Con Fava sul palco, oltre agli aspiranti inquilini dell’assemblea regionale, pure l’attore Leo Gullotta. I primi a prendere la parola però sono proprio i candidati deputati.

I loro nomi vengono scanditi uno a uno, rigorosamente in ordine alfabetico. Sul palco, mentre l’area si riempie, si alternano in brevi interventi. L’attesa però è tutta per Gullotta e Fava. Proprio l’attore etneo precede, con la sua disamina, le parole del vicepresidente della commissione parlamentare antimafia. «Io sono una persona onesta come mi ha insegnato mio padre al Fortino 71 anni fa – dice – Qua non c’è nessuno che aspira a ricevere un pacco di pasta o, come si usa adesso, un frigorifero», ironizza. L’attore però non vuole essere etichettato come l’ospite illustre del comizio di chiusura. A spiegarlo è lui stesso ai giornalisti prima di salire sul palco: «Sono un cittadino comune che ha sposato le idee di Claudio Fava, come ho sempre fatto perché la sua storia è anche la mia». Ci sono poi i riferimenti alla mafia «di cui non si è parlato durante questa campagna elettorale» e agli slogan degli avversari: «Per quest’Isola – conclude – vorrei sperare in un futuro meraviglioso, bellissimo, ma non con gli slogan. Non sono biscotti, sono cose importanti». Sul palco c’è poi spazio anche per una lettura, rigorosamente in dialetto, di Ignazio Buttitta.

Subito dopo tocca a Fava prendere la parola. I primi destinatari delle parole suo comizio sono proprio gli avversari, grillini compresi. «Volevano l’arrivo in Sicilia dei caschi blu dell’Onu per accompagnarvi a votare ma i veri problemi della nostra terra sono altri e io mi sono sentito offeso». Inevitabili i riferimenti anche agli impresentabili e ai recenti casi che hanno riguardato il Movimento 5 stelle. Da quello di Giacomo Li Destriche sarebbe stato in contatto con il cugino arrestato per mafia, a quello più recente di cui ha dato notizia La Stampa, di Gionata Ciappina, ex carabinieri condannato in passato a due mesi per violata consegna. «Cancellari ha detto che è stato candidato a sua insaputa», racconta Fava mentre la folla si lascia andare in una risata. Stoccate anche per Fabrizio Micari e la sua sfida gentile: «È salito pure sull’altare di una chiesa davanti i bambini della prima comunione pur di prendere un voto in più di me».

«La nostra è stata una sfida limpida scoprendo che il Partito democratico ha un solo punto all’ordine del giorno. Quale? Non votare Claudio Fava. Matteo Renzi è stato per tre minuti in Sicilia solo per dire questo. Tutti la stessa cosa perché sono preoccupati per la nostra sfida». Il parlamentare guarda anche al dopo, cioè alle Politiche del 2018, pur senza citarle. «Ci saremo anche dopo il 5 novembre e questo a loro non piace». Dal 6 novembre la sfida è chiara: «Vogliamo che la sinistra torni a essere luogo di politica e di governo rivolta a tutto il Paese. Tutto dipende dal voto utile, che è solo quello libero».


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