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Pachino, ricorso contro 41 bis al boss Salvatore Giuliano
Legale: «Non sussiste il pericolo di contatti con l'esterno»

L'avvocato Giuseppe Gurrieri ha presentato istanza al tribunale di Sorveglianza di Roma per il provvedimento del ministero della Giustizia. Adesso si attende che venga fissata l'udienza per la discussione. Intanto il 25 marzo si va in aula per Araba Fenice

Marta Silvestre

Un reclamo al tribunale di Sorveglianza di Roma per chiedere la revoca dell'isolamento dovuto al regime del 41 bis cui è sottoposto Salvatore Giuliano, il boss di Pachino indagato nell'ambito dell'operazione Araba Fenice dello scorso luglio. Il provvedimento del ministero della Giustizia nei confronti del 55enne è stato richiesto dalla procura distrettuale di Catania con il parere positivo della Direzione nazionale antimafia. Scarcerato nel 2013, dopo vent'anni dietro le sbarre, Giuliano è ritenuto al vertice dell'omonimo clan che opera nel territorio a sud del Siracusano, in particolare nel settore ortofrutticolo, riuscendo a condizionare le attività economiche della zona.

Da poco meno di un mese, Giuliano è stato posto in isolamento. Adesso il suo legale, l'avvocato Giuseppe Gurrieri, ha presentato un reclamo. «È tra le mie possibilità entro 20 giorni dall'esecuzione della misura - spiega a MeridioNews - e ho deciso di procedere tenendo conto del fatto che si tratta di una misura molto gravosa emessa nei confronti di un soggetto che non è condannato in via definitiva. Soprattutto - aggiunge - non sussistono le ragioni per un provvedimento di 41 bis nei confronti del mio assistito». Le motivazioni starebbero nel fatto che «non c'è la necessità che vengano impediti i contatti tra il detenuto, che è considerato al vertice dell'organizzazione, e i componenti del gruppo rimasti in libertà. Nel caso di Giuliano - sostiene l'avvocato - questo pericolo non c'è perché non ci sono soggetti all'esterno pronti a eseguire i suoi eventuali ordini». Adesso, si attende che venga fissata l'udienza per la discussione. 

Intanto, il prossimo 25 marzo è fissata l'udienza con giudizio immediato del filone del procedimento che vede imputato Giuliano. Insieme a lui, la scorsa estate sono finite il manette altre 18 persone, fra le quali i tre fratelli Aprile, Giuseppe, Giovanni e ClaudioGiuseppe e Simone Vizzini, rispettivamente padre e figlio, legati a Giuliano anche da rapporti imprenditoriali tramite l’azienda agricola La Fenice. Le accuse rivolte dai magistrati vanno dall'associazione mafiosa alle estorsioni, ma riguardano anche il traffico di droga e la commissione di furti ai danni di abitazioni e imprese del territorio.

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