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Abusi prete Enna: il Vaticano manda un indagatore dal vescovo. Appena un anno fa il Papa lo aveva difeso

Un visitatore apostolico inviato dal Vaticano a Enna per un’indagine sul comportamento del vescovo Rosario Gisana. A distanza di poco più di un anno da quando papa Francesco lo aveva perfino elogiato e difeso. Ieri il vescovo della diocesi di Piazza Armerina è stato però rinviato a giudizio per falsa testimonianza, insieme al suo vicario giudiziale Vincenzo Murgano. Il caso è quello che riguarda Giuseppe Rugolo, il sacerdote già condannato in primo grado (con il processo d’Appello pronto a partire) per violenza sessuale su minori. È in quel processo che sono accusati di avere mentito i due alti prelati. Nello specifico, il vescovo Gisana avrebbe dichiarato di non ricordare una telefonata con don Rugolo. Proprio quella in cui, stando al dialogo contenuto in una intercettazione, avrebbe detto: «Giuseppe, non hai capito che ora il problema è anche mio, perché io ho insabbiato tutto».

Una vicenda umana e processuale lunga e complessa, partita dalla denuncia di un giovane archeologo che all’epoca dei fatti era minorenne. Una vicenda tutt’altro che conclusa, alla quale adesso si aggiunge anche una visita dall’alto. Quella di un vescovo del nord Italia inviato dal Vaticano e che è stato nell’Ennese dal 15 al 18 gennaio. Appena tre giorni nei quali il rappresentante ecclesiastico, investito della missione transitoria della indagine canonica, ha incontrato diversi sacerdoti coinvolti nella vicenda Rugolo. Su questo, adesso, il funzionario della chiesa dovrà presentare una relazione alla Santa Sede. Magari da consegnare direttamente nelle mani di papa Francesco.

La massima autorità religiosa che, solo poco più di un anno fa, durante un incontro con l’associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela, aveva tessuto le lodi del vescovo Gisana definendolo «un perseguitato». All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto proprio dal rappresentante della diocesi di Piazza Armerina un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio. Il vescovo, invece, ha sempre sostenuto l’esatto contrario: proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata quella richiesta di denaro. Intanto, su carta intestata della diocesi di Piazza Armerina, il vescovo Gisana fa sapere che «segue con serenità gli sviluppi del procedimento penale in corso. Nel ribadire l’estraneità alle accuse – conclude nel brevissimo comunicato – rinnova la sua fiducia nell’operato della magistratura».


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