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Stop a due nuove discariche dove smaltire amianto
Sarebbero dovute nascere tra Agrigento e Trapani

Era stata inserita nella Finanziaria come una norma che avrebbe dovuto sbloccare lo stallo in cui rimane la legge del 2014 per lo smaltimento del pericoloso materiale. Ma allo stesso tempo avrebbe dato il la alla costruzione di due impianti. Dopo lo stralcio, se ne riparlerà in commissione Ambiente

Miriam Di Peri

La norma era senza ombra di dubbio di quelle destinate a far discutere. E in effetti così è andata, tanto che alla fine le novità sull'amianto sono state stralciate dalla manovra Finanziaria e rimandate in commissione Ambiente all’Assemblea regionale. Si tratta dell’articolo 67 della Finanziaria, «modifiche alla legge regionale 29 aprile 2014, numero 10». Una norma che, in soldoni apriva alla possibilità di realizzare «impianti per lo smaltimento dell’amianto mediante l’adeguamento o la realizzazione ex novo di discariche pubbliche, quest'ultime preferibilmente all’interno di cave e miniere dismesse». Insomma, non soltanto si sarebbe consentita la realizzazione di nuove discariche, ma per di più destinate a contenere amianto. Delle vere e proprie bombe ecologiche, insomma. Con uno stanziamento considerevole, di 40 milioni di euro. Sembrerebbe che due aree già predisposte, in cui creare discariche fossero persino state individuate, nell’Agrigentino e nel Trapanese.

A scagliarsi contro la norma, al momento bloccata ma che verrà nuovamente esaminata in commissione Ambiente, sono stati sia il Movimento 5 Stelle che la stessa presidente dell’organismo parlamentare, Giusy Savarino. Secondo la capogruppo pentastellata Valentina Zafarana, «è una norma di una pericolosità incredibile. Stiamo andando ad introdurre possibilità di nuove discariche - ha denunciato in aula - di bombe ecologiche ancorché siano previste nella legge le modalità della bonifica. Però, non vi sono appostamenti economici finalizzati alla lavorazione dell’amianto che, come sappiamo, deve avere prima di essere smaltito». Zafarana ha anche sottolineato nel suo intervento che l’obiettivo della legge del 2014 che si intendeva modificare, era quello di trasformare l’amianto per renderlo inerme, «non la creazione di nuove discariche. A quale gioco stiamo giocando? - si chiedeva ancora la deputata grillina - Cosa c’è ancora di nascosto in questo testo che non riusciamo a decifrare?». 

A difendere la norma in Aula, il vicepresidente dell’Assemblea, Roberto Di Mauro, secondo cui con le modifiche alla legge 10 del 2014 si sarebbe «posto rimedio a un disegno di legge che dal 2014 era fermo». Di Mauro ha fatto appello alle statistiche sull’amianto che «da quanto mi risulta - ha aggiunto - causa la morte di 50mila persone». E ancora: «Abbiamo territori che ancora hanno, per esempio nel Belice, i residui delle baracche costruite per i terremoti, altre cose ci sono a Messina, e altrove. La somma appostata mette un punto rappresentando l'inizio di un percorso, perché credo che 40 milioni sono cosa molto poca rispetto ad un’iniziativa che il governo da tempo doveva assumere e che era rimasta lettera morta».

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