Niko Pandetta in videochiamata durante il concerto dell’1 maggio. Indaga la procura, sequestrato un telefonino

«Voglio un cazzo di casino per Niko Pandetta». Con queste parole il rapper Zaccaria Mouhib, meglio noto come Baby Gang, ha mostrato al pubblico tramite uno smartphone, in quella che sembrerebbe una videochiamata in diretta, il volto sorridente di Niko Pandetta. Ma c’è un particolare che non può passare in secondo piano: Pandetta dal 19 ottobre 2022 si trova in carcere dopo essere stato condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti. Reato di cui il cantante neomelodico – poi passato al genere trap – si è macchiato mentre era agli arresti domiciliari e che poi è finito al centro dell’inchiesta Double Track della procura di Catania.

La presunta video chiamata è andata in scena proprio nel capoluogo etneo, lo scorso 1 maggio, durante il festival One Day music, che si svolge al lungomare della Playa. Baby Gang ha rivolto lo schermo verso il pubblico in delirio mentre in sottofondo è stata lanciata la base della canzone Italiano, pubblicata nel 2024 in collaborazione proprio con Pandetta. Pochi attimi e il cantante ha passato il cellulare a un ragazzo presente in regia, nei pressi delle console. Sul profilo Instagram di Pandetta, alla fine dello scorso anno, era stata pubblicata una lettera dal carcere. Il cantante, noto per essere il nipote del capomafia Salvatore Cappello, nel testo della missiva si lamenta di essere «tenuto in isolamento e trattato come un mafioso senza però avere commesso reati di mafia». Ad aprile scorso Pandetta ha rimediato un’altra condanna definitiva a 1 anno e 4 mesi per rissa, avvenuta nel 2022 davanti alla discoteca Ecs Dogana. A fronteggiarsi a pistolettate furono due gruppi criminali contrapposti.

Adesso bisognerà capire se quella con Baby Gang è stata una vera videochiamata o altro, magari un vecchio video registrato che si è deciso di mostrare durante il concerto. Per questo motivo la procura di Catania ha avviato degli accertamenti, delegando le indagini alla squadra mobile della questura. E da una perquisizione nella cella del carcere di Rosarno, in Calabria, dove Pandetta è detenuto, la polizia penitenziaria ha trovato e sequestrato un telefonino. Per questo motivo è stato indagato per accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti. I suoi legali, gli avvocati Salvo Pace e Maria Chiaramonte spiegano «di non avere informazioni dirette. Potrebbe trattarsi – sottolineano – di una vecchia registrazione precedente la sua carcerazione. Oppure una registrazione tra quelle per cui c’è già un procedimento penale aperto. Non abbiamo potuto sentire direttamente Pandetta, quindi non possiamo riferire la sua versione».


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