Foto di Basilica Collegiata

Sant’Agata 2026 e i ritardi, parla il maestro del fercolo: «Nel cordone in troppi fanno scampagnata»

«A livello di sicurezza la processione è andata bene, perché tutto è stato tranquillo. Se guardiamo, invece, ai ritardi e agli orari possiamo dire, senza girarci intorno, che non è stata una bella processione». È diretto Claudio Consoli, maestro del fercolo di Sant’Agata e profondo conoscitore delle dinamiche di una festa in continua evoluzione. Non sempre in meglio. Quella del 2026 verrà certamente ricordata come l‘edizione dei ritardi record: con un cosiddetto giro interno di Sant’Agata talmente lento da assistere ai tradizionali fuochi d’artificio del Borgo sotto la luce del sole. Alla salita di via Sangiuliano cominciata alle 11. E a un canto delle clarisse col sole di mezzogiorno, anziché all’alba. Una tempistica che non ha lasciato indifferente nemmeno il sindaco di Catania Enrico Trantino. A tutti, insomma, sembra chiaro che qualcosa dovrà cambiare.

Il cordone che non tira: il vero freno della processione di Sant’Agata

«Il problema dei tempi non nasconde chissà quale mistero. Abbiamo un cordone che non tira, anche nel giro esterno», spiega Consoli a MeridioNews. I due cordoni, da oltre 100 metri e con il sinistro leggermente più lungo rispetto al destro, sono il vero affollato motore della processione di Sant’Agata. Legati al fercolo, alle estremità anteriori hanno le maniglie che servono a direzionare la vara. «Sostenere che debbano tirare coloro che sono alle maniglie è impensabile – continua Consoli –. Si tratta di una vera e propria leggenda metropolitana. Otto persone non possono tirare corde così lunghe e pesanti, insieme ai fedeli che le sostengono e al fercolo. La verità è che c’è troppa gente appesa al cordone che non tira».

Un problema non nuovo, ma che in questa edizione è apparso più marcato. «Già lo scorso anno sono stato costretto a scendere dal fercolo per spronare i fedeli a tirare – prosegue il capovara –. Davanti c’era lo spazio per camminare, non c’erano le torce e, quando si partiva, dopo un metro ci si fermava nuovamente. Bisognerebbe capire che è Sant’Agata a dover essere portata in trionfo per le vie della città, non chi sostiene il cordone credendo di essere a una scampagnata». Una posizione ambita tra i fedeli, ma con un compito chiaro: «Tirare». «Per me non è bello suonare la campanella continuamente – sottolinea Consoli -, la reputo una cosa non dignitosa».

Tra tradizione e disordine: il rischio di perdere il passo

Atteggiamenti sbagliati, scarsa conoscenza delle tradizioni e la presenza sempre minore di anziani lungo il cordone: sembrano essere questi alcuni dei nodi arrivati al pettine. «Lungo il cordone c’è di tutto: alcuni bivaccano, altri si intrattengono al cellulare, le coppie si tengono per mano – racconta il capovara, dal suo privilegiato punto di osservazione -. Quest’anno ho anche notato che in pochi dicevano Cittadini, viva Sant’Agata. Continuando così, si perderà tutta la tradizione legata a questa festa».

Eppure, a risolvere il problema, non sembrano bastare inviti e sollecitazioni nei giorni della processione. Una delle ipotesi è quella di fissare un orario per i fuochi del Borgo. E spararli in ogni caso: che il fercolo sia arrivato o meno. Con la clamorosa possibilità di uno spettacolo pirotecnico in assenza della festeggiata. «Noi possiamo anche inserire più collaboratori lungo il cordone – conclude Consoli –, ma siamo sicuri che queste persone verranno ascoltate? C’è una questione legata alla cultura e alla mentalità, in un contesto in cui i tempi sono cambiati. In passato, nei primi metri del cordone, c’erano sempre le stesse persone. Oggi non è così e, in alcuni momenti, si assiste a una sorta di assalto al fortino».


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