Al teatro Politeama di Palermo va in scena l’ennesima replica di uno spettacolo la cui trama si conosce ormai a memoria. A margine di un convegno degli scout dell’Agesci, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, impugna nuovamente il microfono per consegnare alla cronaca politica l’ennesimo annuncio: la sua intenzione irremovibile di ricandidarsi alla guida […]
Regionali 2027, Schifani insiste sulla ricandidatura: «Mi ripresenterò»
Al teatro Politeama di Palermo va in scena l’ennesima replica di uno spettacolo la cui trama si conosce ormai a memoria. A margine di un convegno degli scout dell’Agesci, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, impugna nuovamente il microfono per consegnare alla cronaca politica l’ennesimo annuncio: la sua intenzione irremovibile di ricandidarsi alla guida di Palazzo d’Orléans, forte a quanto pare dell’appoggio indistinto e compatto di tutta la coalizione. Un mantra reiterato con cadenza quasi metronomica, che da mesi rimbomba nei saloni delle istituzioni isolane e che ha smesso da tempo di somigliare a uno slogan programmatico o a una visione strategica per trasformarsi, nell’ascolto collettivo, nella colonna sonora di un disco rotto.
Schifani rilancia e sponsorizza Lagalla
Ogni apparizione pubblica, ogni margine di convegno o conferenza stampa diventa l’occasione propizia per ribadire la necessità della continuità amministrativa. Schifani evoca di continuo quel patto stipulato nell’agosto del 2022 con i padri fondatori e i padrini politici del centrodestra, da Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni, passando per Matteo Salvini, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, per giustificare la naturale prosecuzione del suo impegno. Tuttavia, questo continuo richiamo al mandato originario e ad un fantomatico decennio indispensabile per completare le opere intraprese rischia di apparire più come un’autoinvestitura difensiva che come un reale momento di forza politica.
Tra le rassicurazioni di Ignazio La Russa e gli endorsement alternati degli alleati di governo, la narrazione di un fronte compatto si scontra con una quotidianità fatta di scadenze pressanti e polemiche irrisolte. E in questa occasione Schifani sposnsorizza anche la ricandatura a Sindaco di Palermo di Roberto Lagalla.
Schifani il picconatore
L’ultimo capitolo di questa saga vede il governatore vestire i panni del fustigatore amministrativo e prendere in carico il dossier incandescente delle autostrade siciliane, un terreno storicamente cosparso di insidie e inefficienze. Di fronte all’ultimatum perentorio lanciato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nei confronti del Consorzio Autostrade Siciliane (CAS) per la drastica mancanza di sicurezza e manutenzione sulle tratte A18 e A20, Schifani promette un intervento diretto e risolutivo. Una mossa che segue il modello già adottato con la nomina a commissario straordinario per la A19 Palermo-Catania, ma che non può fare a meno di scaricare preventivamente le responsabilità storiche sulle precedenti gestioni, compresa quella del suo compagno di coalizione ed ex governatore Nello Musumeci.
Ma i problemi restano
Mentre l’azione di governo viene descritta dal presidente come un cantiere efficiente e operativo a trecentosessanta gradi, sospeso tra l’emergenza idrica, gli incendi estivi e le misure per il lavoro dei giovani, la percezione pubblica resta ancorata al sospetto di una propaganda perenne. La promessa di rigore e concretezza si sovrappone a una realtà regionale complicata, in cui il ritornello della riconferma preannunciata rischia di coprire il rumore di fondo dei problemi quotidiani dei cittadini, trasformando la ricandidatura in un’ossessione di palazzo.