I dossier dell’Antimafia: ora tocca a Seus 118 e Cefpas

La radiografia sulle società partecipate della Regione Siciliana condotta dalla commissione regionale Antimafia dell’Ars è solo all’inizio. Dopo aver presentato la dura relazione che bolla la Servizi Ausiliari Sicilia (SAS) come un «sistema fuori controllo», l’organismo guidato dal deputato Antonello Cracolici è pronto ad allargare l’indagine. Accesi su altri due pilastri strategici della gestione pubblica regionale: la Seus 118 (Società Esercizio Urgenza Sicilia) e il Cefpas (Centro Regionale per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del Personale del Servizio Sanitario).

Il dossier SAS come modello: sistema di gestione sotto tiro

Per comprendere la portata delle prossime verifiche, serve un passo indietro su quanto già fatto. L’indagine parlamentare sulla SAS – con nove sedute d’audizione tra marzo e luglio 2026 e l’invio alle autorità competenti – ha fatto emergere un quadro di arbitrarietà gestionale. Più di 1,5 milioni di euro erogati tra transazioni giudiziarie, incarichi esterni e liquidazioni di parcelle professionali, senza idonei criteri di trasparenza. Un «buco nero dell’amministrazione pubblica», per dirla con Cracolici, fertile per sponsor politi e clientelismo. Che potrebbe non essere un metodo di gestione isolato. Da qui i controlli della commissione Antimafia anche a Seus e Cefpas: entrambi snodi cruciali per la sanità e per l’erogazione di servizi pubblici primari in Sicilia.

Le nuove inchieste su Seus e Cefpas

Anche la Seus è una società controllata della Regione Siciliana, per cui gestisce il servizio operativo del 118. Le periodiche contestazioni sull’organizzazione della flotta di ambulanze, la gestione delle risorse umane e la copertura territoriale impongono ora una verifica stringente. Sia sulle modalità d’ingaggio che sulla congruità delle spese amministrative e delle consulenze assegnate. C’è poi il Cefpas, con sede a Caltanissetta, ente pubblico per la formazione del personale sanitario. Da mesi al centro dell’attenzione della procura nissena. L’inchiesta ha toccato presunte irregolarità concorsuali, gestioni opache e nomine pilotate con risvolti politici. Portando all’insediamento di una gestione commissariale e ad accesi sviluppi cautelari recepiti di recente anche dalle pronunce del Tribunale del Riesame.

Il filo rosso della trasparenza

L’obiettivo dichiarato dalla commissione Antimafia regionale non è soltanto ispettivo, ma anche di rottura rispetto alle storiche storture dei bilanci e delle governance pubbliche siciliane. Il timore riguarda la presenza di un presunto filo diretto tra gruppi d’interesse, dirigenti d’azienda e politici. In una dinamica che rischia di compromettere la qualità delle prestazioni erogate ai cittadini. I lavori d’indagine sulle due realtà sanitarie prenderanno ufficialmente il via con un fitto calendario di audizioni, che vedrà sfilare i vertici societari, gli organismi di vigilanza e i rappresentanti sindacali. L’obiettivo finale dell’Ars sarà delineare un modello organizzativo in grado di azzerare la discrezionalità amministrativa e blindare gli enti rispetto ad ogni condizionamento o infiltrazione.


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