L’asse della politica siciliana abbandona temporaneamente le stanze del Palazzo dei Normanni per spostarsi nella Capitale. Giovedì 24 settembre, i vertici della coalizione di centrodestra all’Assemblea Regionale Siciliana si ritroveranno a Roma per un summit di maggioranza cruciale. La trasferta, convocata dal commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo, mette in evidenza quanto le dinamiche […]
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Il destino politico della Sicilia si decide a Roma: i punti cruciali del summit del centrodestra
L’asse della politica siciliana abbandona temporaneamente le stanze del Palazzo dei Normanni per spostarsi nella Capitale. Giovedì 24 settembre, i vertici della coalizione di centrodestra all’Assemblea Regionale Siciliana si ritroveranno a Roma per un summit di maggioranza cruciale. La trasferta, convocata dal commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo, mette in evidenza quanto le dinamiche e gli equilibri politici dell’Isola dipendano ormai strettamente dal confronto con i livelli nazionali dei partiti.
Sul tavolo romano si incrociano due capitoli ad altissima tensione: il riassetto delle nomine di sottogoverno e le strategie per blindare la manovrina di assestamento di bilancio. Giunta al passaggio decisivo della commissione Bilancio.
La partita delle nomine e della Cts
Il primo nodo riguarda le caselle degli enti regionali. Il primo tassello è stato posizionato con la conferma di Riccardo Castro alla guida della Seus (la società che gestisce il servizio 118). La partita entra ora nel vivo con l’Irfis, la banca della Regione. Dove in pole position resta il commercialista acese Salvo Nicotra, all’interno di un Cda che si preannuncia allargato per garantire rappresentanza a tutte le correnti.
Più delicato ancora è il fascicolo della Commissione tecnico-specialistica (Cts), l’organismo chiamato a rilasciare i pareri ambientali chiave per le imprese. Con la scadenza del mandato di Gaetano Armao, l’attenzione delle forze politiche è altissima. Dalla Cts passano infatti le autorizzazioni per i progetti dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania. Fratelli d’Italia, guidata nell’Isola dal commissario Luca Sbardella, ha già avanzato la richiesta di aprire un confronto serrato sulla governance dell’ente.
La manovrina di bilancio e la gestione del Fit
Parallelamente alle nomine, a Roma si cercherà una convergenza sulle variazioni di bilancio. Il testo base, sotto la lente del presidente della commissione Dario Daidone, deve fare i conti con centinaia di emendamenti. Il punto d’attrazione, e di potenziale scontro, resta il Fondo per gli investimenti territoriali (Fit), ideato nei mesi scorsi da Forza Italia e dall’assessore all’Economia Alessandro Dagnino.
Nato ufficialmente per finanziare interventi locali e ridurre i divari, il Fit rischia di trasformarsi nella riproposizione delle vecchie mance parlamentari. La bozza ufficiosa prevede di destinare il 70 per cento delle risorse ai Comuni e il 30 per cento agli enti ecclesiastici. Con la difficile sfida di evitare concentrazioni di spesa nei soli collegi dei deputati di maggioranza.
Le contromosse dell’opposizione
Sullo sfondo resta l’atteggiamento delle opposizioni. Partito democratico e Movimento cinque stelle si preparano alla battaglia d’Aula con emendamenti di peso economico significativo. Circa 300 milioni di euro la stima delle proposte dem focalizzate su diritto allo studio, caro-carburante ed emergenza abitativa. Interventi a doppia cifra anche per i cinquestelle, puntati su sicurezza scolastica, disabilità e bonus sanità.
La scelta di Roma come sede del vertice non è solo logistica, ma politica. Evidenzia la necessità di mediare le tensioni interne e definire le spartizioni sotto lo sguardo garante delle segreterie nazionali. Il futuro delle riforme e della gestione del potere nell’Isola passa, ancora una volta, per un volo di sola andata verso la Capitale.