Piscina in cui tuffarsi, base su cui fare dei trick con lo skateboard o, più semplicemente, panorama per scene di vita quotidiana. Così la spazzatura disseminata per le vie della città di Catania diventa una forma d’arte con gli scatti del collettivo fotografico Flashmood. «Con questo progetto abbiamo scelto di confrontarci con una presenza tanto […]
Foto del collettivo Fashmood
Catania, la spazzatura diventa arte: «Una mostra che è un atto di denuncia politica»
Piscina in cui tuffarsi, base su cui fare dei trick con lo skateboard o, più semplicemente, panorama per scene di vita quotidiana. Così la spazzatura disseminata per le vie della città di Catania diventa una forma d’arte con gli scatti del collettivo fotografico Flashmood. «Con questo progetto abbiamo scelto di confrontarci con una presenza tanto costante quanto invadente del nostro quotidiano: la spazzatura», dicono a MeridioNews. Un progetto che si è fatto concreto con una mostra fotografica dal titolo SpazZ(i)ature. Distopie quotidiane. Inaugurata nel pomeriggio di ieri, venerdì 18 settembre, al Giardino di Scidà, bene confiscato alla mafia – al civico 27 di via Randazzo a Catania – e diventato sede di diverse associazioni cittadine.
A Catania la spazzatura diventa arte
«La munnizza occupa e trasforma gli spazi urbani, insinuandosi nei luoghi che abitiamo e attraversiamo ogni giorno. Attraverso la molteplicità dei nostri sguardi – spiegano da Flashmood – e mettendo in gioco i nostri stessi corpi, abbiamo spinto al limite il paradosso visivo per scardinare una trappola tanto accattivante quanto pericolosa: l’abitudine». Un meccanismo che, attraverso il progetto fotografico, il collettivo prova a scardinare. «La nostra – ci tengono a precisare dal collettivo – non è solo una mostra fotografica, ma è soprattutto un atto di denuncia politica e sociale». Proprio per questo, l’idea è quella di rendere i 23 scatti una esposizione itinerante.
«La paura di normalizzare il brutto»
«Negli spazi in cui ci sono micro e macro discariche di spazzatura in giro per Catania abbiamo voluto ricreare scene di vita quotidiana che avevamo visto». Quella del collettivo è una riproduzione creativa di una realtà esistente. Bambini che giocano in mezzo ai rifiuti in via Zuccarelli, cumuli lungo le strade dietro il cimitero, turisti che si guardano attorno sconvolti dovendo fare lo slalom tra la spazzatura uscendo dai bed and breakfast del centro storico. «In ognuno dei nostri scatti – aggiungono da Flashmood – abbiamo scelto di indossare delle maschere, anche antigas. E di essere noi stessi i modelli e i soggetti delle foto anche se nessuno di noi ha un volto». Una scelta che non è un modo per spersonalizzare, ma per collettivizzare: «È un problema che tutti viviamo e che ci riguarda tutti. La nostra paura – concludono – è che ci si possa abituare al brutto e quasi normalizzarlo. Per questo abbiamo immortalato quelle scene, perché le persone possano soffermarsi a guardarle e riflettere».
