Foto della pagina Facebook Consorzio per le Autostrade Siciliane

Autostrade Siciliane a rischio chiusura: il Cas tra sanzioni Mit e nodo liquidità

Le autostrade della vergogna, il cantiere senza fine, il bancomat della malagestione: la definizione cambia a seconda delle latitudini dell’Isola, ma la sostanza resta immutata. L’infrastruttura viaria siciliana gestita dal Consorzio per le Autostrade Siciliane (CAS) vive oggi una delle fasi più drammatiche della sua tribolata storia. Tra lo spettro di un’interdizione al traffico o della revoca definitiva della concessione statale, e i contenziosi contabili e giudiziari che strangolano i bilanci, la sensazione di imminente collasso della rete viaria, rappresentata dagli assi A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo, oltre alla incompiuta Siracusa-Gela, non è mai stata così concreta.

A18 e A20 a rischio chiusura

La mina vagante più pericolosa per la mobilità dell’Isola è rappresentata da un pesante fascicolo inviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), il quale ha formalmente contestato al Consorzio ben 350 non conformità. Una cifra imponente che fotografa una rete priva dei requisiti minimi di sicurezza, dove il degrado dei viadotti, le gallerie non a norma e i cantieri perenni mettono quotidianamente a rischio l’incolumità degli automobilisti. Il diktat ministeriale è chiarissimo: senza interventi tempestivi d’urgenza per mitigare i rischi, le sanzioni estreme spazieranno dall’interdizione diretta al transito fino alla revoca della concessione.L’emergenza fondi all’ARS e l’allarme liquidità.

L’emergenza fondi all’Ars e l’allarme liquidità

L’allarme è risuonato con forza nelle stanze dell’Assemblea Regionale Siciliana durante le audizioni in Commissione di Bilancio. È stato il deputato Pippo Lombardo, di Sud chiama Nord, ad accendere i riflettori sull’ennesima emergenza: l’assenza immediata di liquidità da parte della Regione Siciliana per coprire le spese urgenti richieste dalle prescrizioni ministeriali. Il Cas, tramite la sua governance, ha formalmente sollecitato la Regione per ottenere lo sblocco immediato di almeno 12 milioni di euro, necessari ad avviare senza indugio i primi lavori d’urgenza imposti dalle autorità di vigilanza. La mancanza di queste risorse rischierebbe di congelare ogni intervento, condannando interi tratti autostradali alla chiusura.

Le sentenze giudiziarie e le stangate economiche

A complicare il quadro intervengono i verdetti della magistratura ordinaria e amministrativa. Nel contenzioso giudiziario spicca la recente decisione che ha visto il Tar prima, e il Consiglio di Stato poi, confermare la pesante sanzione da 500 mila euro erogata dall’Antitrust al Cas. La motivazione è un atto di accusa diretto: l’ente ha preteso per anni il pagamento del pedaggio a cifra piena pur erogando un servizio gravemente carente e costellato da eterni disagi stradali, riduzioni di carreggiata e cantieri fantasma. Alle sanzioni pecuniarie e alle cause di risarcimento promosse dai cittadini e dalle associazioni dei consumatori, si addizionano le pronunce contabili della Corte dei Conti e le continue sentenze dei tribunali per contenziosi pregressi, che costringono l’amministrazione consortile a continue variazioni di bilancio e liquidazioni d’urgenza destinate a coprire capitoli per liti e risarcimenti piuttosto che l’ammodernamento strutturale.

Tensione politica e lo spettro del commissariamento

Tra lo spettro del baratro finanziario e la pressione ministeriale, la vertenza è diventata terreno di scontro politico asprissimo. Da un lato la presidenza dell’ente, guidata da Filippo Nasca, si difende rivendicando gli sforzi di pianificazione pluriennale nel tentativo di inserire opere strategiche nei Piani Triennali e ricordando che una revoca della concessione provocherebbe la paralisi totale delle procedure d’appalto e la perdita irreparabile dei fondi europei e nazionali. Dall’altro lato, le forze di opposizione in Ars e i sindacati denunciano la paralisi della macchina politica regionale. L’ipotesi di trasformare l’ente in una società per azioni interamente pubblica o di cederlo a un soggetto gestore di livello nazionale si scontra da mesi con le incertezze della Giunta e con la fretta imposta dai tempi del Ministero.

La Sicilia assiste così a un paradosso istituzionale: mentre da un lato si teorizzano le grandi opere del futuro, dall’altro la rete primaria si sgretola giorno dopo giorno tra scadenze burocratiche ignorate e rinvii della politica. In assenza di un intervento finanziario risolutivo e di un radicale piano di risanamento operativo, per le autostrade gestite dal Cas il rischio non è più soltanto quello di viaggiare su tratte inadeguate, ma quello ben più drammatico di trovarle sbarrate.


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