Mafia, Grazia Santapaola la donna «ingestibile»: Il pentito: «Evitavamo perfino la sua strada»

Grazia Santapaola? «Lei è una delinquente nata, nel senso che, a differenza delle mogli di altri mafiosi, non si è mai tenuta distante dagli affari illeciti. Lei si sente il sangue blu della mafia a Catania, ha vissuto la mafia in prima persona ed è orgogliosa del suo cognome». Poche parole che rendono l’idea del presunto ruolo di Grazia Santapaola, moglie del boss Salvatore Turi Amato ma, soprattutto, cugina dello storico capomafia Benedetto Santapaola. Da tutti conosciuta come «zia Grazia», sarebbe una delle poche donne che all’interno di Cosa nostra catanese godrebbe di un ruolo pari a quello degli affiliati uomini. Oggi la donna è stata arrestata dal Ros dei carabinieri nell’ambito di un’inchiesta in cui è accusata di associazione mafiosa. Santapaola avrebbe preso in mano le redini del gruppo Ottanta Palmi (nome utilizzato a Catania per indicare via della Concordia, ndr) succedendo al marito.

Grazia Santapaola, tutte le accuse dei collaboratori di giustizia

A identificare Grazia Santapaola come «cassiera del gruppo» è stato il pentito Fabrizio Nizza, un tempo riferimento mafioso nel quartiere Librino. La donna, dopo l’arresto del marito, sarebbe diventata «la responsabile del gruppo», aggiunge il collaboratore di giustizia Vito Di Gregorio, affiliato al clan Ottanta Palmi tra il 2008 e il 2009. Di Gregorio, attivo nel traffico di stupefacenti con il Sud America, avrebbe cercato di organizzare un proprio gruppo con il brand «Santapaola» specializzato nelle importazioni di cocaina. Autonomia che sarebbe passata però da una precisa autorizzazione concessa dalla donna. «In cambio le avremmo messo a disposizione i nostri contatti con il Venezuela – racconta in un verbale riportato nell’ordinanza – ma non sono riuscito a parlarle perché poco dopo sono stato arrestato».

Cosa bisognava fare per incontrare Grazia Santapaola

Turi Amato, marito di Grazia Santapaola

Il collaboratore parla anche di un uomo, conosciuto nell’ambiente mafioso catanese come «Melu ‘u disperatu». Quest’ultimo avrebbe avuto il preciso compito di organizzare i summit tra Grazia Santapaola e coloro che volevano incontrarla. Per ottenere udienza dalla donna ci sarebbe stata una precisa procedura da rispettare. «Bisogna chiedere recandosi dietro il bar della stazione di via Acquicella, da Fernando l’elettrauto o al bar di Padovani», aggiunge Di Gregorio. La definisce «donna ingestibile» il collaboratore Michele Vinciguerra, un tempo attivo all’interno del clan Cappello, rivale della famiglia mafiosa di Cosa nostra dei Santapaola. «Evitavamo persino di entrare nella strada dove abitava lei per non avere problemi», racconta. «Sono venuto a sapere che la moglie di Salvuccio Scheletro (Lorenzo Saitta, ndr) – aggiunge – ha avuto un litigio con Grazia, per una questione di poco conto… credo per una mancata precedenza. Non saprei però come si sia risolta la questione».

Ancora più esplicito il pentito Salvatore Scavone. Oltre a definire la donna «una delinquente nata» aggiunge che la stessa «se fosse nata uomo al posto di suo marito, il suo gruppo mafioso sarebbe stato oggi il più forte di tutti». «La zia Grazia – aggiunge – è una persona molto forte che, sentendosi di sangue blu, è in grado di appellare e affrontare chiunque nei gruppi di Catania, spesso ha sparlato di diverse persone senza avere timore delle conseguenze». Si tratta di «una vecchia donna di mafia», aggiunge il collaboratore Sam Privitera, tra gli ultimi ad entrare nel programma di protezione. Il giovane, inserito ai vertici del clan Nizza, assicura di non averla conosciuta direttamente pur specificando come il suo carisma sia noto a tutti.


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