La Vardera e la politica-spettacolo: la nuova newsletter da deputato «Infiltrato»


Una provocazione mediatica sul filo che separa lo strumento di trasparenza dall’alibi istituzionale. L’ultima denuncia lanciata da Ismaele La Vardera viaggia attraverso la sua nuova newsletter sul canale Substack, dall’evocativo nome L’infiltrato. E riguarda il caos delle presenze, le firme di comodo e la surreale «presenza presunta» all’Assemblea regionale siciliana, sollevando un velo su prassi indecenti. Ma anche un interrogativo politico e deontologico sul ruolo dello stesso La Vardera. Da un lato fondatore di un canale social chiamato ControcorrenteTv e, ora, della newsletter «d’inchiesta». Dall’altro deputato dell’Ars, a capo di un movimento politico e auto-candidato governatore siciliano. Con poteri e doveri superiori alla denuncia mediatica: fatti di proposte di legge e azioni su regole e meccanismi. Da cambiare, oltre che raccontare, durante il mandato affidato dai cittadini.

Il nuovo canale e la denuncia delle presenze all’Ars

È Ferragosto quando La Vardera lancia L’infiltrato, la sua newsletter sul social network Substack, in cui si presenta come «deputato d’inchiesta». Promettendo il racconto inedito della politica italiana e siciliana «da chi la vive da dentro». La prima uscita riguarda il meccanismo che lega le presenze dei deputati alle loro spettanze economiche. A partire dal lavoro concentrato soprattutto il martedì e mercoledì, con la puntuale sovrapposizione delle commissioni regionali. A cui, per risultare presente, basta firmare un foglio. Senza alcuna (più affidabile) procedura digitale. Che viene, invece, usata in aula all’Ars, ma non sempre e non per tutti. Non per chi, cioè, ricopre incarichi, godendo del sistema delle presenze d’ufficio, raccontate da MeridioNews durante la mappatura dell’assenteismo dei deputati regionali siciliani. Il racconto di La Vardera si conclude con una domanda: «Quanto incide tutto questo sui soldi che un deputato riceve?». Promettendo di mostrare la propria busta paga.

Il precedente del documentario

La passione di La Vardera per i retroscena politici non è nuova. Nel 2017, l’ex inviato della trasmissione tv Le Iene aveva trasformato le elezioni comunali a Palermo in un esperimento mediatico. Con una candidatura a sindaco – in una lista di centro-destra che riuniva Noi con Salvini e Fratelli d’Italia – destinata a un documentario-verità. Una beffa pirandelliana, con telecamere e microfoni nascosti, che non sarebbe stata nota neanche ai candidati delle sue liste. Svelando retroscena, contraddizioni e zone d’ombra della macchina del consenso. Un’iniziativa che, allora come oggi, se da un lato ha sollevato polemiche sull’eticità della trasparenza a tutti i costi e scatenato l’ira dei partiti traditi, dall’altro ha lasciato un segno indelebile nel dibattito.

Il rischio di ambiguità politica

Essere un «deputato d’inchiesta» di certo garantisce un ritorno d’immagine immediato e accredita come diverso. Ma il rischio è di impoverire la funzione parlamentare. Se il cronista osserva, registra e svela le distorsioni del potere dall’esterno, il parlamentare quel potere, ottenuto dai cittadini, lo esercita dall’interno. Per cambiare quei meccanismi distorti a cui ha aderito, al momento dell’elezione. E o fa depositando una proposta formale di modifica al regolamento dell’Ars e impegnando la giunta per il regolamento. Fino al picchetto istituzionale finché la norma non viene discussa e votata. Attività diverse dalla testimonianza e su cui si basa proprio lo stipendio da parlamentare. Ancora una volta diverso da quello del giornalista. Con una chiarezza sul proprio ruolo che non è pignoleria formale. Ma il prerequisito per non trasformare la rappresentanza democratica nell’ennesimo show.


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