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Ausiliari «fantasma» all’Asp di Palermo: in 240 lavoratori chiedono di essere stabilizzati

«Sulla carta non esistiamo, ma sottobanco siamo indispensabili». Si sentono «invisibili come fantasmi» i 240 ausiliari delle ditte esterne dell’Asp 6 di Palermo precari da 23 anni. «Nell’incertezza quotidiana – racconta a MeridioNews Andrea, nome di fantasia, che è uno di loro – siamo fondamentali per mandare avanti i servizi negli ospedali». Reparti, ambulatori, magazzini, farmacie, laboratori, sale operatorie, portinerie, archivi. «Noi, personale delle ditte esterne, siamo considerati dei tuttofare. Lavoriamo da sempre con contratti part-time, a testa bassa, con spirito di collaborazione e dando ogni giorno il massimo. Eppure, la nostra dignità di lavoratori viene puntualmente calpestata».

Il grido di allarme degli ausiliari dell’Asp di Palermo

«Ci hanno sempre detto di attendere, e noi educatamente lo abbiamo fatto sperando che prima o poi i nostri sacrifici sarebbero stati ricompensati». Così negli ultimi ultimi vent’anni abbondanti, almeno. Fino al 13 agosto. «Giorno in cui – spiega Andrea al nostro giornale – è uscita una graduatoria che ci avevano assicurato essere congelata. In realtà, di congelato c’è solo la nostra situazione». Che, secondo quanto lamentano i lavoratori delle ditte esterne dell’Asp di Palermo, farebbe il paio con «la cronica carenza di personale Oss». Qualifica – quella di operatore socio-sanitario – che anche i 240 hanno, ma che «è rimasta nel cassetto perché ausiliari eravamo e ausiliari siamo rimasti. Anche se – sottolineano – in oltre 23 anni di servizio, abbiamo accumulato un bagaglio notevole di esperienza».

«Né legale né leale»

Dopo l’ennesima delusione delle aspettative, gli ausiliari delle ditte esterne dell’Asp di Palermo adesso dicono «basta allo sfruttamento, ai sottili ricatti e alle speculazioni sulla nostra pelle. Ma soprattutto, basta al sentirci dire dalla politica, dall’Asp 6 e dai sindacati che, nonostante l’esistenza di una legge, ci sono “difficoltà burocratiche” a trovare la mansione con la quale internalizzarci. Questo perché – spiegano – la figura dell’ausiliare, a quanto pare, non è più prevista nelle piante organiche». Resta, però, una figura fantasma «regolarmente utilizzata – lamentano – per sostituire i dipendenti di ruolo assenti. Tutto questo non è né legale né leale».

La spada di Damocle del 31 dicembre

Una questione che si fa più urgente e fa nascere nei lavoratori delle domande che, almeno per il momento, restano senza risposta. «La legge che agevola la stabilizzazione – dicono preoccupati gli ausiliari delle ditte esterne dell’Asp di Palermo – scade il 31 dicembre. Il tempo stringe, ma ogni giorno assistiamo al classico scaricabarile». Una data che i lavoratori avvertono come una spada di Damocle. «Tra tre mesi che fine faremo? Non potremo rimanere nemmeno con il privato che finora ci ha fatto lavorare con la qualifica di ausiliario sanitario. Una qualifica che formalmente non esiste più. E, allora, quale sarà il nostro ruolo all’interno dei presidi?». Interrogativi di fronte ai quali i lavoratori pensano sia arrivato il momento di «applicare il nostro mansionario alla lettera per far comprendere la differenza tra le nostre competenze e quelle di chi dovrebbe effettivamente svolgere determinate mansioni».

L’ipotesi di una soluzione

Non solo un grido di allarme, dai 240 ausiliari delle ditte esterne dell’Asp di Palermo arriva anche una proposta di soluzione per l’internalizzazione. «È stato appurato che l’assunzione a tempo indeterminato nel pubblico – affermano – comporterebbe un notevole risparmio economico regionale. Inoltre, i lavoratori delle ditte private sono in gran parte persone del luogo che, quindi non creano disservizi legati alla lontananza dalla residenza. E che vantano un bagaglio d’esperienza consolidato. Adesso – sostengono – è solo una questione di volontà e buon senso. Noi chiediamo solo ciò che ci spetta – concludono -. Dignità, lavoro e stabilizzazione. Dopo 23 anni di precariato umile e stipendi part-time, pretendiamo l’applicazione di una legge che ci tuteli e ci dia finalmente un futuro stabile».


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