Catania, in cattedrale il funerale di Santo Re. La sorella: «Chiediamo giustizia a azioni per la sicurezza di tutti»

Un funerale per una «morte ingiusta: quella di un ragazzo ucciso da una mano che lui stesso aveva spesso nutrito». Con queste parole l’arcivescovo di Catania, Luigi Renna, ha voluto ricordare Santo Re, il trentenne ucciso cinque giorni fa nei pressi di piazza Mancini Battaglia, al lungomare di Ognina. A colpirlo mortalmente, con una coltellata, è stato John Obama, parcheggiatore abusivo con diversi precedenti penali, irregolare sul territorio italiano e già destinatario di un foglio di via. L’uomo, che da anni stazionava in quella zona, è stato arrestato dalla polizia poco dopo il delitto. Per Re, invece, non c’è stato nulla da fare, nonostante il tentativo disperato di salvarlo con un trasferimento d’urgenza all’ospedale Cannizzaro.

Quel pomeriggio, la vittima aveva appena concluso il proprio turno di lavoro al Bar Quaranta, un’attività gestita da un familiare: Re era infatti cognato del titolare e nel locale lavorano anche le sue due sorelle e il padre. I funerali si sono svolti nella cattedrale di Catania, alla presenza di familiari, amici e colleghi, tutti vestiti con la divisa del bar per onorare la memoria del giovane. All’esterno, in piazza Duomo, un lungo applauso ha accolto il feretro, seguito dal lancio di palloncini bianchi e azzurri. In prima fila anche la compagna della vittima, da pochi mesi diventata madre.

Presente in rappresentanza dell’amministrazione comunale il vicesindaco Paolo La Greca. Uno dei momenti più toccanti della cerimonia è stata la lettura di un messaggio da parte della sorella di Santo Re, la stessa che fu tra le prime a tentare di soccorrerlo quel tragico pomeriggio. Il giovane, accoltellato nei pressi della propria auto, aveva infatti provato a raggiungere il bar a piedi, percorrendo diversi metri prima di crollare. Il movente dell’aggressione resta ancora poco chiaro: un diverbio forse nato per alcune vaschette in plastica, utilizzate come contenitori per gli alimenti, che Re stava portando a casa. La vittima conosceva bene il suo aggressore e spesso lo aveva aiutato fornendogli cibo e vestiti.

«Ti chiediamo scusa – ha detto la sorella, in lacrime, dall’altare – perché non siamo riusciti a proteggerti. Scusa se non sono riuscita a salvarti. Scusa perché non potrai crescere tua figlia. Oggi siamo qui tutti insieme, con la tua amata Sant’Agata, e siamo convinti che lei ti accoglierà. Vogliamo ringraziare tutti i medici dell’ospedale Cannizzaro. Chiediamo giustizia, certezza della pena e azioni immediate per la sicurezza di tutti i cittadini, senza colori né differenze politiche». Subito dopo ha preso nuovamente la parola anche l’arcivescovo Renna, che ha commentato: «Le parole di dolore che abbiamo ascoltato sono state dette con dignità e misura. Sono sicuro che avete fatto tutto il possibile. Questa è la Catania bella, che non alza la voce, che sa amare e guarda all’essenziale. È questa la Catania che farà crescere bene la bambina di Santo».


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