Com’è nata l’inchiesta sui rifiuti della nave Aquarius La procura ipotizzò contrabbando di gasolio e alcolici

Non solo migranti, ma anche gasolio, prodotti alimentari, alcolici e perfino elettrodomestici. Sulle navi a disposizione delle Ong avrebbero potuto viaggiare anche beni da immettere nel mercato clandestino. L’ipotesi non arriva dall’agone politico né dai commenti che si susseguono sui social attorno a quello che resta uno dei principali vessilli dell’azione del governo Lega-M5s: il contrasto all’immigrazione. A prendere in considerazione la possibilità che le organizzazioni non governative attive nel Mediterraneo possano essere state impegnate in attività di riciclaggio e ricettazione è stata infatti la procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro. Come MeridioNews è in grado di rivelare in esclusiva, sta proprio in questo sospetto – poi rivelatosi infondato – la genesi dell’inchiesta Borderless, che a fine novembre ha interessato Medici senza frontiere (Msf), portando al sequestro della nave Aquarius, a disposizione dell’ong Sos Mediterranée

Al centro dell’indagine c’è ciò che Msf avrebbe compiuto con la complicità dell’agente marittimo Francesco Gianino, per risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti prodotti durante le operazioni di salvataggio dei migranti e il loro trasferimento a terra. Garze, guanti, ma anche reflui potenzialmente infettivi, che sarebbero stati trattati senza le dovute precauzioni, garantendo un risparmio per l’Aquarius di 410mila euro in oltre un anno. «Il piscio non è di un italiano o di un francese, è piscio di gente che può avere malattie infettive. Se parlate con un qualsiasi operaio, gli parlate di infettivi, si rifiutano di venire sottobordo a prendersi la spazzatura», sono le parole pronunciate da Gianino all’addetto alla logistica di Msf. Cinquantenne originario di Augusta, Gianino è titolare della Mediterranean Shipping Agency, società che offre servizi alle navi che approdono nei porti, tra i quali appunto la gestione dei rifiuti. 

Tuttavia, fino a pochi mesi fa, a carico dell’uomo c’era soltanto una segnalazione per distribuzione e stoccaggio abusivo di farmaci. Come mai, allora, la procura etnea si concentra su di lui? La risposta va cercata sempre in mare, ma in un mondo che perlomeno fino all’estate 2017, quando viene aperto il fascicolo, non era mai stato accostato alle ong: il contrabbando di gasolio. Come quello che dalla Libia, in particolare dal porto di Zuwara, arriverebbe via mare in Sicilia, attraverso l’importante contributo dato da una serie di società marittime con sede a Malta. Oltre ai prodotti petroliferi a solcare il Canale di Sicilia, per gli inquirenti, sarebbe anche altro: dal cibo alle bevande fino ai prodotti elettronici per la casa. Merce diversa ma accomunata da un fattore: l’origine illecita. A insospettire i magistrati è in particolare una conversazione che Gianino ha con un imprenditore del Siracusano, attivo pure sulla scena pubblica e al vertice di una società con sedi anche all’estero. I due fanno riferimento a presunti affari illegali in cui avrebbe avuto un ruolo anche il maltese Paul Attard

Quest’ultimo, che di mestiere fa l’armatore, è stato coinvolto l’anno scorso nell’indagine della procura di Palermo su un maxi-sequestro di dieci tonnellate di hashish trovate a bordo della nave Quest. Attard, a cui è riconducibile la società Patron Group che ha una sede anche ad Augusta, è stato uno dei clienti di Gianino. Nella conversazione il 50enne augustano, che non sa che il proprio interlocutore in quel momento è monitorato dalla guardia di finanza, racconta di essere impegnato con le ong. Parole che portano gli inquirenti a ritenere che l’uomo si sia ritagliato un importante ruolo all’interno delle organizzazioni impegnate in mare e che attorno a questo rapporto possano ruotare affari illeciti, simili a quelli di cui Gianino ha parlato con l’imprenditore siracusano. Tale valutazione porta i magistrati Andrea Bonomo e Alfio Fragalà a concedere l’autorizzazione a intercettare le telefonate di Gianino

È il primo passo di un percorso che porterà prima a mettere sotto controllo le utenze di Msf e piazzare le microspie nelle sue sedi e successivamente all’accusa, formulata dalla procura quasi un anno e mezzo dopo, di essere un’ong dedita non solo al salvataggio dei migranti, ma anche al traffico di rifiuti. Nessuna traccia invece di liquori ed elettrodomestici, così come paventato dalla procura guidata da Zuccaro il 23 giugno di due anni fa, cinquanta giorni dopo l’audizione in cui il procuratore capo di Catania sottolineò di non riuscire «a svolgere attività investigativa di ampio respiro», chiedendo di essere messo nelle condizioni di «effettuare intercettazioni non solo delle comunicazioni telefoniche ma anche di quelle telematiche tra la Libia e alcune imbarcazioni».

Riceviamo e pubblichiamo dall’avvocata Dina D’Angelo, legale di Francesco Gianino:
Nell’evidenziare che la notizia, sebbene fondata su atti investigativi della Procura Distrettuale di Catania, peraltro ancora coperti dal segreto istruttorio, non ha trovato riscontro in alcun provvedimento dell’Autorità giudiziaria, si precisa quanto segue:
– la conversazione telefonica intercettato sull’utenza di M.M. risale al 2015.
– che Gianino e M.M. facciano riferimento a presunti affari illegali in cui avrebbe un ruolo anche il maltese Paul Attard non è un dato oggettivo bensì un’interpretazione della Procura che ha provveduto alla trascrizione di quella conversazione.
– Attard all’epoca non risultava e tuttora (per quanto agli atti del fascicolo) non risulta pregiudicato, per cui Gianino non poteva sapere di eventuali coinvolgimenti dello stesso in traffici illeciti.
– i rapporti commerciali intrattenuti in un paio di occasioni da Gianino con Attard, suo
cliente, sono risultati assolutamente leciti.
– in conclusione, dalle indagini effettuate, a seguito della suindicata conversazione intercettata, non è emersa alcuna condotta illecita del Gianino in concorso con Attard, nessuna ipotesi di reato cioè, con riguardo ai rapporti commerciali intrattenuti dai due, ha trovato riscontro.


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