La guerra di mafia a Catania arriva su TikTok. Non con i pizzini, ma con immagini costruite dall’intelligenza artificiale, profili anonimi e messaggi destinati a scomparire dopo pochi giorni. «Traditore», «senza onore», «infame»: sono le parole utilizzate per indicare presunti cambi di schieramento all’interno della criminalità catanese. Tra i volti messi alla berlina compare anche […]
A Catania la guerra di mafia si fa su TikTok: dai pentiti presi in giro con l’IA ai simboli in codice
La guerra di mafia a Catania arriva su TikTok. Non con i pizzini, ma con immagini costruite dall’intelligenza artificiale, profili anonimi e messaggi destinati a scomparire dopo pochi giorni. «Traditore», «senza onore», «infame»: sono le parole utilizzate per indicare presunti cambi di schieramento all’interno della criminalità catanese. Tra i volti messi alla berlina compare anche quello di Oreste Prelati, indicato dagli inquirenti come vicino al gruppo di Monte Po e al centro delle intercettazioni successive alla sparatoria di Motta Sant’Anastasia. Dietro quei post c’è il profilo dal nome Gossip catanese che, per qualche giorno, ha trasformato TikTok in una galleria di volti, clan, collaboratori di giustizia da sbeffeggiare e simboli mafiosi camuffati da bandiere nazionali e sportive.
Il gossip mafioso catanese
Il profilo Gossip catanese è stato attivo per diversi giorni, salvo poi scomparire e riapparire. Un arco temporale comunque utile alla pubblicazione di diversi post con chiari rimandi al panorama mafioso etneo. Si tratta per lo più di fotomontaggi creati con l’intelligenza artificiale, per lanciare accuse precise. In particolare ad alcuni collaboratori di giustizia, mostrati in modo da essere sbeffeggiati. Almeno secondo l’autore: ad esempio, facendo loro indossare le divise delle forze dell’ordine.
Il trio di pentiti con le divise delle forze dell’ordine
Come nel caso di un post – non più visibile, ma in possesso di MeridioNews – in cui Salvo Bonaccorsi, Dario Caruana e Fabrizio Nizza compaiono indossando le divise di polizia, guardia di finanza e carabinieri. Sotto i loro volti, la scritta ironica «Onore, coraggio e lealtà». Il primo, Salvuccio Bonaccorsi, è entrato nel programma di protezione a fine 2017. Ripercorrendo la decisione del padre, storico capomafia del clan Cappello, Concetto Bonaccorsi: patriarca dell’ala militare dei Carateddi. Accanto a lui c’è Dario Curuana, ex killer protagonista di numerose inchieste sulla famiglia di Cosa nostra dei Santapaola. Ultimo a destra, nella foto, Fabrizio Nizza: un tempo esponente di una delle più note famiglie catanesi legate al traffico di droga.
L’uso del simbolo della squadra del Milan
Chi gestisce il profilo TikTok sembra conoscere alla perfezione il panorama della mafia a Catania. In un altro post, ad esempio, compare Antonio Nigito, arrestato nell’operazione Final Blow del 2015. Sul social viene mostrato mentre, vestito da gladiatore, tiene per la testa i fratelli Alessandro e Claudio Strano, coinvolti in passato in diverse inchieste sulla mafia a Monte Po’. Sul petto di Nigito, ma anche sullo sfondo, c’è il logo della squadra di calcio del Milan. Nessun vero riferimento allo sport: online, infatti, il simbolo della squadra meneghina è spesso usato per indicare il clan mafioso dei Cursoti Milanesi.
La guerra di mafia tra Monte Po’ e Cursoti Milanesi
E alla guerra di mafia delle scorse settimane è dedicato anche un post in cui vengono mostrati, sempre con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, Francesco Di Stefano e Claudio Strano. Di Stefano, noto come Ciccio pasta ca sassa, è uno degli ultimi reggenti dei Cursoti milanesi. Nella foto compare come un pugile che mette al tappeto Strano del gruppo di Monte Po’. In basso, la scritta «un confronto che fa discutere», con l’immancabile stemma del Milan e la bandiera Usa, per indicare il gruppo rivale. Sempre in tema di tradimenti, poi, anche un post per un giovane definito «il milanista infame traditore». Un riferimento, forse, a un possibile passaggio dal gruppo di Monte Po’ a quello dei Cursoti. Anche in questo caso con tinte rossonere, stemma del Milan e stadio di San Siro usati per lanciare messaggi via social. Una comunicazione costruita per durare pochi giorni, ma abbastanza a lungo da raggiungere chi deve capire.




