Blutec come simbolo della crisi per aziende del Sud Boccia: «Questione industriale centrale per Paese»

«Qui le aziende non ripartono, e Blutec ne è un esempio». A tracciare un quadro non proprio positivo dell’industria nel Mezzogiorno e nelle regioni più disagiate, tra cui la Sicilia, è il presidente nazionale di Confindustria Vincenzo Boccia oggi a Palermo per la seconda tappa del roadshow Riforme per l’Europa, le Proposte delle Imprese, nella sede di Sicindustria del capoluogo. Un momento di confronto tra oltre 140 imprenditori siciliani e i leader politici uscenti in vista delle elezioni europee. Per il leader dell’associazione degli industriali, serve un‘Europa che ponga attenzione prioritaria alle infrastrutture a partire dall’Italia, dal Mezzogiorno,  e dalla condizione di insularità che riguarda la Sicilia. Un’area di crisi caratterizzata più da ombre che da luci di cui, il caso più eclatante, è forse il destino di Blutec aggrappata a un piano di rilancio che, dopo otto anni dall’addio di Fiat, non è mai decollato. E che dopo l’inchiesta che ha travolto l’azienda rischia di subire una nuova battuta d’arresto.

«Se non puntiamo alle precondizioni per attrarre investimenti è evidente che qui le aziende al Sud non ripartono – prosegue nella sua analisi – E il Mezzogiorno ha bisogno di un acceleratore importante rispetto alle altre zone. Si tratta di aree deboli che hanno bisogno di risorse che vanno individuate nella questione industriale che è nazionale e a maggior ragione vale per il Mezzogiorno». Per Boccia, quindi, occorre ripartire dalla centralità del lavoro e da un grande piano di inclusione giovanile, avendo una visione del Paese che non può più essere periferica ma tra Europa e Mediterraneo. E in questo «il Sud assumerebbe una sua centralità. Questo significa avere una visione molto chiara del futuro dell’Europa, che metta al centro delle sue attenzioni le infrastrutture, l’occupazione e l’impresa. Occorre ripartire non dagli strumenti – ha ribadito – né dalle tattiche ma dai fini».

Il numero uno di Confindustria, tuttavia, non risparmia bordate al governo a trazione giallo verde, attaccando pesantemente una delle misure manifesto del M5s: il reddito di cittadinanza: «La disoccupazione giovanile fa il paio con un altro dato – ha sottolineato – oggi sono pochi i giovani del Sud che hanno chiesto il reddito di cittadinanza. Il che significa che i giovani richiedono lavoro e occupazione, e non sussidi. La politica e il mondo dell’economia deve reagire per evitare di subire rallentamenti economici e per costruire occasioni di crescita nel Paese». Uno stallo dell’economia, è la denuncia dall’Ocse, che sembra irreversibile, come confermano anche gli ultimi dati Istat sul consumo delle famiglie italiane nel quarto trimestre 2018: «Se il Pil non aumenta, significa che abbiamo meno ricchezza nel Paese e a maggior ragione dobbiamo crescere, come precondizione per risolvere i divari nel Paese». 

Proprio la Brexit, come la via della Seta, potrebbe rappresentare uno sbocco commerciale insperato per le aziende italiane: «L’Italia potrebbe giocare un ruolo determinante, perché tutti gli investitori che passeranno dall’Inghilterra per avere degli hub in Europa dovranno intercettare uno dei Paese europei. E in questo siamo geograficamente l’ideale, perché siamo centrali tra le nazioni dell’Unione e Mediterraneo. Però dovremmo aver una politica economica per attrarre gli investitori e non per spaventarli» ha concluso sarcastico.


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