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Il fotovoltaico bocciato a Centuripe nei terreni di Oikos
L'accordo della holding tedesca con la famiglia Proto

Il parere negativo della Soprintendenza di Enna ha riguardato per buona parte la stessa zona in cui gli imprenditori catanesi volevano realizzare una discarica. Intanto alla Regione si attende ancora la definizione delle aree non idonee ai parchi solari

Simone Olivelli

Dopo la discarica, il mega-parco solare. La resistenza degli abitanti di Centuripe (Enna), e di quanti hanno a cuore le aree rurali dell'entroterra isolano, va avanti. A differenza, però, di quanto accaduto nel caso del progetto presentato da Oikos per la realizzazione di una piattaforma per il trattamento dei rifiuti, archiviato dopo un lungo iter che portò all'apposizione di un vincolo archeologico, stavolta il cammino di quello portato avanti da Ibvi7 dovrebbe arrestarsi in minor tempo. La società - una Srl controllata dalla holding tedesca Ib Vogt con appena cento euro di capitale e sede a Bolzano (in Trentino Alto Adige) - ha incassato in estate, ma la notizia è circolata solo nei giorni scorsi, il parere negativo della Sovrintendenza di Enna. L'ente, che fa capo all'assessorato ai Beni culturali, ha ritenuto inammissibile la realizzazione del parco fotovoltaico in «una delle aree più dense di rinvenimenti archeologici della Sicilia centro-orientale oltre che in uno dei comprensori paesaggistici più integri e incontaminati».

Nel documento inviato alla commissione tecnico-specialistica della Regione che, norme alla mano, dovrebbe portare all'archiviazione della procedura da parte dell'assessorato al Territorio, la Soprintendenza cita anche anche il monte Pietraperciata, il luogo oggetto del vincolo archeologico per la presenza di incisioni preistoriche. A nulla è servito alla Ibvi7 l'avere fatto riferimento nella relazione illustrativa del progetto al «clima di green wave», l'onda ecologica che per i prossimi anni sarà al centro delle politiche europee nell'ambito del processo di decarbonizzazione del pianeta. Un tema attorno a cui ruota un'ampia fetta delle ingenti risorse del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza. 

Stando a quanto verificato da MeridioNews, la Ibvi7 aveva sottoscritto preliminari di vendita dei terreni di proprietà di Oikos. Un accordo che darebbe alla ditta dei Proto la possibilità di rendere remunerativi gli investimenti fatti negli anni scorsi con l'acquisto dei terreni da trasformare in discarica. Gli stessi che adesso rischiano di restare sul groppone della società. Dalla documentazione depositata da Ibvi7 alla Regione si evince che 65 delle 69 particelle catastali su cui era prevista la piattaforma per i rifiuti fanno parte della planimetria del parco solare. 

Si tratta soltanto di una parte dello spazio che sarebbe occupato dai pannelli fotovoltaici. L'impianto, del valore dichiarato di 207 milioni di euro, avrebbe una potenza di 384 megawatt e sarebbe esteso su una superficie di 450 ettari. Per la Soprintendenza, però, l'area interessata che sarebbe intaccata dalle opere sarebbe addirittura quintuplicata. «Il megaimpianto è disseminato su una superficie di venti chilometri quadrati», si legge nel parere dell'ufficio ennese. Nello stesso si ricorda anche che altre piccole società collegate alla holding tedesca hanno presentato «progetti limitrofi di pari entità con un effetto cumulo che produrrebbe una trasformazione abnorme di un territorio immenso e la scomparsa totale dell'antico paesaggio archeologico, storico e rurale della Sicilia interna».

Quella di Centuripe è soltanto l'ultima polemica sorta nell'ambito della progettazione in campo energetico. Qualche settimana fa, aveva fatto discutere l'autorizzazione ottenuta dalla società Lindo su una vasta area appena fuori Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa. Un via libera che, seppure condizionata da una lunga serie di prescrizioni imposte dalla commissione tecnico-specialistica della Regione, ha portato la popolazione e i sindaci del comprensorio a protestare. A favorire l'acuirsi delle frizioni tra chi spinge per la realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile e chi ritiene doveroso difendere il territorio da opere che inevitabilmente ne stravolgerebbero la vocazione a medio-lungo termine, è l'assenza al momento precisi paletti per quanto riguarda la definizione di aree non idonee alla costruzione dei parchi fotovoltaici. 

La lacuna era stata segnalata a metà maggio dalla Cts regionale all'assessorato al Territorio nel corso dell'esame dell'aggiornamento del piano energetico regionale. Quest'ultimo, a fine agosto, è stato inviato dall'assessore Toto Cordaro al dipartimento Energia per le opportune integrazioni. Un lavoro che, stando a quanto appreso da MeridioNews, gli uffici regionali hanno portato avanti in queste ultime sei settimane e che dovrebbe concludersi entro la fine di ottobre. Poi spetterà all'assessora all'Energia Daniela Baglieri portare in giunta regionale il piano, ultimo passo prima del varo finale. Solo in quel momento, chi ha in mente di investire in Sicilia saprà anzitempo in quali aree dell'isola non sarà pensabile immaginare di installare migliaia di pannelli uno in fila all'altro.

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