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Raoul Vecchio e le sue opere in Senegal

L'architetto e ingegnere catanese porta avanti i suoi progetti importanti per il Paese dell'Africa. Un pozzo e sistemi di approvvigionamento idrico che permettono agli abitanti di combattere la mancanza di acqua

Maria Enza Giannetto

Raoul Vecchio è un architetto e ingegnere catanese che porta avanti progetti in Senegal, mettendo a servizio dei territori le sue professionalità e la sua conoscenza nell’ambito della bioedilizia e architettura sociale. Ultima, in ordine di tempo, la costruzione e la consegna di un pozzo nel villaggio di Sanoufly, nella regione della Casamance, in grado di approvvigionare di acqua potabile e sana circa tremila persone.

Un progetto che il professionista catanese, classe 1985, ha immaginato, ideato e intrapreso quando, ormai dieci anni fa, ha conosciuto la situazione critica nella regione senegalese e ha deciso di intraprende la strada dell’attivismo sul luogo, fondando l’associazione umanitaria Balo Salou per migliorare le condizioni di vita di tante persone a partire proprio dalla qualità dell’acqua e dal grande progetto Un ponte per la vita, nato per realizzare un grande ponte-diga per desalinizzare una vallata che si affaccia sul fiume Casamance e migliorare la vita di 80mila persone in 350 villaggi. «La sostenibilità si delinea in vari modi – sottolinea Raoul Vecchio – Nel caso del secondo pozzo che abbiamo costruito, non c’è solo la tecnologia alla base della costruzione che comunque si basa sull’osmosi e sul filtraggio attraverso l’energia solare, ma anche il coinvolgimento attivo della comunità che oggi si occupa del pozzo e lo mantiene in funzione”.

Il villaggio è di Sanoufly, nella regione di Sedhiou, è abitato da circa 800 abitanti, affiancato da altri villaggi che condividono la stessa carenza e cattiva qualità dell’acqua. In tutta la zona, infatti, sono presenti pochissimi pozzi che, peraltro, sono scavati tradizionalmente e non arrivano alla falda sotterranea ma a depositi che si svuotano velocemente, causando gravi problematiche di approvvigionamento idrico.

«Il fenomeno di intrusione salina – spiega l’architetto – dovuto ai cambiamenti climatici, ha causato l'acidificazione e contaminazione del sottosuolo e della falda, la cui conseguenza è la presenza di acque contaminate e salate nei pozzi. I soggetti più deboli come i bambini e gli anziani sono a rischio. Il 60 per cento delle malattie, come infezioni, giarda, colera, è proprio dovuto alla cattiva qualità dell’acqua. Non a caso, la regione conta il più alto numero di mortalità infantile del paese. Il pozzo che abbiamo realizzato è moderno: con oltre otto metri di colonna d’acqua, arriva alla falda e permette alla comunità di poter attingere alla risorsa idrica in qualsiasi periodo dell’anno. Inoltre, il filtraggio è composto da un pre-filtro a sabbia per eliminare i sedimenti, un filtro a sterilizzazione Uv e un filtro a Osmosi, per eliminare virus e batteri. L’acquaprelevata tramite una pompa a immersione alimentata a energia solare e una volta depurata viene scaricata in due serbatoi che conservano l’acqua al coperto e all’ombra per mantenerne la qualità, e i quali saranno accessibili in ogni momento della giornata. Ora la comunità potrà avere acqua altamente potabile per la sicurezza sanitaria delle famiglie».

Non solo tecnologia pulita e sostenibile, quindi. L’impatto positivo del progetto di Balo Salou è anche quello del coinvolgimento attivo delle persone. «Ho sempre pensato che ogni progetto vada condiviso con la comunità sin dalla sua progettazione per favorire l’appropriazione e la condivisione della conoscenza al fine di dare sostenibilità e autosufficienza ai progetti - continua Vecchio - La realizzazione è infatti anche un’occasione per sensibilizzare la comunità sull'uso della risorsa idrica e formare un team locale sulla manutenzione e gestione del sistema di filtraggio. Oggi, il pozzo serve anche tutti i villaggi circostanti per circa tremila beneficiari che oltre ad approvvigionarsi di acqua pulita entrano in contatto con un modello umanitario per favorire l'accessibilità all'acqua».

Una nuova opera green e di sensibilizzazione che aggiunge un nuovo tassello nell’impegno che l’architetto catanese ha preso con il suo Senegal e il suo villaggio. «A ottobre partirò di nuovo – dice – c’è da portare avanti il progetto del Centro Polivalente Culturale - Museo della culture e delle tradizioni a Tanaff che sarà un grande polo attrattivo culturale e turistico per la regione e che tutelerà le culture senegalesi e un’opera realizzata in modalità totalmente sostenibile. Oltre agli aspetti positivi legati alle attività che si svolgeranno al suo interno, infatti, la fase di realizzazione è anche un laboratorio a cielo aperto attraverso l’uso di tecnologie costruttive che fanno esclusivo impiego di materiali naturali (come la terra cruda) per migliorare le condizioni di vivibilità, essere coerenti con il dispendio della risorsa economica e valorizzare la natura entrando in stretto rapporto con l’ambiente. La partecipazione alla costruzione da parte di muratori locali, ma anche donne e volontari è infatti un modo per favorire una crescita più sostenibile del villaggio».

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