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Ospedale Noto: reparti trasferiti, esplode la protesta
La paura dei medici, la manifestazione e Casa Pound

Ieri un corteo popolare e pacifico si è concluso con un gruppo di ragazzi che ha fatto irruzione al secondo piano, intimorendo il direttore sanitario. Ma da giorni il clima è molto teso a causa dello spostamento del punto nascita e del presidio dell'estrema destra

Salvo Catalano

Foto di: Movimento 5 stelle Noto

Foto di: Movimento 5 stelle Noto

Una protesta popolare con migliaia di persone in strada per dire no al trasferimento di alcuni reparti dell'ospedale cittadino; un gruppo di estremisti di Casa Pound in presidio permanente dentro alla struttura sanitaria che sbarrano la strada ai reparti dismessi; il medico responsabile dell'ospedale barricato in un bagnetto per paura. Il tutto sullo sfondo di una rete sanitaria regionale che tende sempre più a centralizzare i servizi e di una cronica carenza in Sicilia di alcune figure, a cominciare dai pediatri. A Noto la situazione è esplosiva

Ieri un'affollata manifestazione popolare si è chiusa con un episodio che ha sollevato aspre critiche: la presunta aggressione al dottore Rosario Di Lorenzo, direttore sanitario dell'ospedale Trigona. Non fisica, fortunatamente, ma che ha generato tanta paura, a causa di un gruppo di persone che è salito al secondo piano dell'edificio, lì dove Di Lorenzo ha il suo ufficio, buttando giù una porta chiusa a chiave. Protagonisti del fatto sarebbero alcuni ragazzi delle scuole medie, come confermato dagli agenti del commissariato di polizia allo stesso Di Lorenzo.

«Mi sono chiuso nella stanza - racconta il direttore sanitario a MeridioNews - quando a un certo punto ho sentito un rumore fragoroso nelle scale, come di una grande massa di persone che accorre. Un infermiere mi ha urlato di chiudermi dentro, ci sono stati pugni sulla porta del corridoio che, nonostante fosse chiusa a chiave, è stata buttata giù. Mi sono chiuso nel bagno e ho chiamato le forze dell'ordine. Sono uscito solo nel momento in cui è arrivata la polizia che mi ha scortato fino a quando non mi sono allontanato dall'ospedale, dove non tornerò per qualche giorno. Non ho visto nessuno, non so chi c'era nel corridoio, la polizia poi mi ha detto di non preoccuparmi, che si trattava solo di ragazzi delle scuole, ma io ho paura. Prima, in mattinata, ero sceso al Pta e sono stato circondato da una ventina di persone che mi hanno urlato "farabutto". Fortunatamente c'era ancora l'ascensore aperto, mi sono infilato dentro e sono tornato al secondo piano».

Nella serata di ieri dure parole di condanna per l'episodio sono arrivate dall'Asp di Siracusa che ha parlato di «vile aggressione» e di «espressione indegna del vivere civile». Per Emanuele Della Luna, segretario cittadino del Pd e tra i promotori della manifestazione di ieri, «si vuole criminalizzare una grande manifestazione di popolo, pacifica e gioiosa. Non c'è stata nessuna aggressione, solo alcuni ragazzini di massimo 12 anni che hanno aperto una porta chiusa a chiave». 

Oggetto della protesta è il trasferimento a Siracusa dei reparti di pediatria, ginecologia, ostetricia e neonatologia. L'ospedale più vicino dove far nascere i bambini adesso è ad Avola, distante una decina di chilometri da Noto. Ma la preoccupazione di molti cittadini si spinge oltre, arrivando a temere la chiusura del pronto soccorso. «Stanno facendo di tutto per chiudere un ospedale funzionante e potenziare quello di Avola che è decentrato», protesta Della Luna. La nuova rete ospedaliera regionale, pubblicata in Gazzetta ufficiale a inizio 2019, prevede la dismissione di questi reparti da Noto e l'attivazione di 28 posti letti di riabilitazione e i 16 di lungodegenza.

«C'è chi fomenta questa protesta, indicandomi come il capro espiatorio - spiega Di Lorenzo - ma io sono l'ultimo esecutore, c'è una legge regionale approvata. Dov'erano i sindaci quando si poteva ancora fare qualcosa? C'è una gerarchia che dispone ordini. Nei reparti che abbiamo dismesso abbiamo vissuto una situazione di forte disagio: non abbiamo più pediatri, non ce ne sono in tutta la Sicilia. Per un anno ho tenuto aperto il reparto facendo venire pediatri da altri ospedali della provincia. A febbraio due si sono ammalati seriamente e sono mancati per un mese e mezzo. È saltato tutto e si è creata una situazione di emergenza, in cui abbiamo rischiato un nuovo caso Nicole (la bambina morta nella clinica Gibiino di Catania nel febbraio 2015, ndr). I vertici hanno quindi deciso la chiusura del punto nascita e lo spostamento del personale». La carenza di medici - in particolare medicina di emergenza, pediatria e ginecologia e ostetricia - è un grave problema a livello regionale. Che a Noto è esploso. «Abbiamo provato nei mesi scorsi ad avere pediatri con bandi di incarichi, anche a tempo indeterminato, e di mobilità, ma sono andati deserti. Pediatri non ce ne sono», aggiunge Di Lorenzo.

Nonostante l'impegno del movimento a togliere ogni casacca politica, da giorni al piano terra dell'ospedale Trigona ci sono i militanti di estrema destra di Casa Pound. «Due giorni fa - racconta il direttore sanitario - nella hall dell'ospedale mi hanno impedito di entrare nel reparto ex ostetricia dove dovremmo attivare i nuovi posti letto di lungodegenza come ci è stato chiesto dall'Asp. Mi hanno sbarrato la strada, dicendo che lì non si entra. Le forze dell'ordine stanno accettando la situazione per motivi di ordine pubblico e mi hanno chiesto di pazientare. La gente - continua - non capisce che non è importante nascere a Noto o in un altro posto sotto casa, è importante nascere in un ospedale sicuro, che abbia tutto quello che serve di fronte a un'emergenza. Nella sanità non si possono prendere decisioni sulla base dei campanilismi».

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