Intascavano i soldi dei pedaggi ai caselli della A20: indagati esattori Cas

Avrebbero intascato i soldi dei pedaggi pagati ai caselli autostradali: è l’accusa della procura di Termini Imerese nei confronti di cinque dipendenti del Cas, il Consorzio per le autostrade siciliane. Sospesi dal pubblico servizio per sei mesi, insieme a un dipendente della società privata che si occupa della manutenzione della rete informatica dei caselli. L’accusa per i sei è di peculato, con riferimento a numerosi episodi tra novembre 2025 e gennaio 2006. Di cui gli inquirenti hanno ricostruito metodi e cifre sottratte. Sottoposti a interrogatorio preventivo, hanno preferito non rispondere ai magistrati.

Le cifre sottratte ai caselli

Per ciascuno dei cinque esattori Cas indagati, la polizia ha ricostruito un numero variabile di episodi. Dai 13 casi contestati a uno di loro fino ai 108 di cui è sospettato un altro indagato. Con cifre da 7 a 15 euro a pedaggio, per un totale – nei tre mesi osservati dagli inquirenti – che va dai 100 agli 800 euro sottratti da ciascun dipendente. In 33 casi, anche con l’aiuto – secondo l’accusa – del dipendente della società che si occupa della rete informatica, complice di due degli esattori indagati.

L’esposto del Cas e le indagini

L’indagine nasce da un esposto presentato proprio dal Cas, a cui non tornavano i conti. L’ente, infatti, rilevava una sproporzione tra il numero di transiti registrati e gli importi dei pedaggi incassati e versati, in alcuni caselli dell’autostrada A20, in direzione Messina-Palermo. Soprattutto a Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Le indagini della polizia stradale di Palermo, con attività di intercettazione e videoripresa, hanno poi ricostruito le ragioni dell’ammanco. Scoprendo un sistema ripetuto e consolidato da parte dei dipendenti.

Il metodo per far sparire i soldi

Secondo quanto ricostruito, il più delle volte gli esattori ai caselli procedevano a ritirare il biglietto dell’utente con il relativo pagamento in contanti. Ma senza inserire il ticket nel macchinario dedicato alla registrazione degli incassi. Al suo posto veniva inserito un altro biglietto, preparato in precedenza e di importo inferiore, di pochi spicci, così da far sparire la differenza. Il tagliando originale veniva poi smagnetizzato e buttato nel cestino. Non solo. Per assicurarsi maggiori introiti, alcuni indagati avrebbero anche disattivato le corsie con le casse automatiche, così da assicurarsi un maggiore flusso di utenti. «Solo un piccolo segmento di un consolidato modus operandi», scrive il giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza. Sottolineando la «disinvoltura» del loro operato e il «lungo corso di tempo che ha, di certo, consentito l’appropriazione di una notevole somma di denaro».


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