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Rifiuti, Musumeci estende emergenza fino a metà 2019
Riforma ancora ferma all'Ars, arriva la nuova ordinanza

Il documento è stato firmato dal presidente due giorni fa. Contiene le proroghe per quei Comuni ancora indietro con la differenziata. In attesa del nuovo piano di gestione la cui presentazione era stata annunciata entro la fine di dicembre

Simone Olivelli

Anno nuovo vita vecchissima, almeno in materia di spazzatura. In Sicilia il 2019 - perlomeno la prima metà - continuerà a essere segnato dall'emergenza nella gestione dei rifiuti. La notizia è contenuta all'interno dell'ordinanza, siglata due giorni fa, con cui il presidente della Regione Nello Musumeci ha rinnovato fino al prossimo 31 maggio «il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti». L'espressione è la stessa che da anni si ripete con cadenza semestrale, certificando come quello verso la normalità, più che un ritorno, rappresenterà un approdo. Il cui porto però, almeno per il momento, non appare proprio dietro l'angolo. 

L'ordinanza - denominata 8/Rif - è stata resa necessaria dalla scadenza della precedente e arriva in un momento in cui all'Ars si discutono le variazioni alla legge di bilancio. Un argomento che, oltre a rappresentare un test per la solidità della maggioranza, potrebbe allontanare il momento in cui a sala d'Ercole arriverà la tanto attesa riforma sui rifiuti, la legge che dovrebbe fare da anticamera al piano di gestione che Musumeci a fine estate ha annunciato di volere presentare entro il 2018. Al momento, però, la riforma, dopo avere avuto il via libera dalla commissione Ambiente, attende il vaglio della commissione Bilancio per poi andare all'Ars. Il percorso, con le festività natalizie dietro l'angolo, sembra sufficientemente tortuoso. 

Tornando alle direttive del nuovo provvedimento, i passaggi fondamentali riguardano le proroghe concesse ai Comuni per innalzare la differenziata. È il caso, per esempio, dei termini imposti alle amministrazioni comunali per raggiungere la soglia del 30 per cento ed evitare così l'obbligo di inviare i rifiuti eccedenti fuori Regione. Una possibilità finora apparsa perlopiù uno spauracchio e che stando agli ultimi dati ufficiali - media salita al 34 per cento - potrebbe riguardare pochi Comuni, ma tra i più grandi. Tra essi, le città metropolitane. L'ordinanza dà 120 giorni, a partire dall'approvazione del cronoprogramma chiesto nei mesi scorsi agli enti locali, per raggiungere l'obiettivo. Sei mesi fa, la giunta Musumeci aveva fissato l'ultimatum all'1 ottobre, data presto messa da parte a fronte dell'evidente incapacità per tantissimi sindaci di fare il salto di qualità in pochi mesi. 

Nel caso in cui un Comune non abbia inviato il cronoprogramma - in questa condizione dovrebbero trovarsi una manciata di enti -, l'ordinanza prevede il commissariamento, solo per quanto concerne il settore rifiuti. In questo caso, al commissario verrebbero dati tre mesi per portare la differenziata al 30 per cento. Una soglia che ancora oggi in diverse parti della Sicilia appare un traguardo ragguardevole, ma che, spostando lo sguardo alla normativa europea, è lontanissimo da ciò che si dovrebbe saper fare nel 2018. Figurarsi nel 2019.

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