C’è il rischio concreto di una vera crisi (politica) a Palermo. L’amministrazione comunale non è nuova alle turbolenze politiche. Ma il clima che si respira in queste ore tra i corridoi di Palazzo delle Aquile e Palazzo Martorana ha il sapore di una crisi di nervi collettiva. Quello che era iniziato come un battibecco tra […]
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Palermo, palazzo delle Aquile come un ring: il caso Faraone scuote la giunta Lagalla
C’è il rischio concreto di una vera crisi (politica) a Palermo. L’amministrazione comunale non è nuova alle turbolenze politiche. Ma il clima che si respira in queste ore tra i corridoi di Palazzo delle Aquile e Palazzo Martorana ha il sapore di una crisi di nervi collettiva. Quello che era iniziato come un battibecco tra il deputato di Italia Viva Davide Faraone e l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò (FdI), sul tema sempre caldo del caro voli, è tracimato in una richiesta formale di epurazione politica. Al centro del mirino c’è il sindaco Roberto Lagalla, stretto tra la necessità di mantenere unita la sua anima civica e le pressioni d’acciaio di Fratelli d’Italia.
L’innesco: dalla stazione centrale ai palazzi del potere
Tutto nasce da quella che il capogruppo di FdI in Consiglio comunale a Palermo Giuseppe Milazzo ha bollato senza mezzi termini come una «sceneggiata alla stazione». Faraone ha duramente criticato le misure della Regione Siciliana per contrastare i costi esorbitanti dei biglietti aerei per i fuorisede, attaccando frontalmente Aricò. La reazione del partito di Giorgia Meloni è stata immediata e durissima. «Fuori i renziani dalla giunta. Non è accettabile stare all’opposizione a Roma e nella coalizione di centrodestra a Palermo».L’obiettivo dichiarato sono i «renziani mascherati da civici», con un riferimento neanche troppo velato all’assessore ai Lavori Pubblici Totò Orlando e al capogruppo di Lavoriamo per Palermo Dario Chinnici.
Analisi politica: una maggioranza a geometria variabile
La crisi attuale mette a nudo l’ambiguità strutturale della giunta Lagalla. Un esperimento che fonde partiti tradizionali del centrodestra e liste civiche di area centrista. In posizione di attacco c’è Fratelli d’Italia, il cui obiettivo è quello di escludere Italia Viva e riequilibrare la giunta a proprio favore. Roberto Lagalla, dal canto suo, sta cercando un’operazione di ricucitura, al fine di difendere il carattere civico della sua amministrazione e la lealtà dei suoi assessori.
Forza Italia, invece, sta utilizzando una politica a lei cara, quella dell’attendismo e anche in questo caso dimostra prudenza tattica, in attesa di capire come si sposteranno gli equilibri di potere. Per non rimanerne vittima. Mentre Italia Viva, dopo aver lanciato la sfida, cerca di mantenere il piede in due scarpe: opposizione a Schifani (Regione) e sostegno a Lagalla (Comune).
Il precedente e l’ombra del tagliando
Non è la prima volta che i renziani finiscono sulla graticola. Già nell’ottobre del 2024, Chinnici e Orlando avevano dovuto giurare fedeltà pubblica a Lagalla per evitare l’espulsione. Tuttavia, la corda sembra essersi spezzata. La deputata di FdI Carolina Varchi ha più volte evocato la necessità di un tagliando alla giunta. Un termine tecnico-politico che solitamente prelude a un rimpasto. Le opposizioni, con la consigliera del Partito democratico Mariangela Di Gangi, soffiano sul fuoco sottolineando come queste lotte intestine stiano paralizzando l’attività amministrativa. «L’aula ieri è andata deserta. La maggioranza non c’è più».
Lagalla, per ora, sceglie la via del silenzio e della continuità, difendendo la lealtà dimostrata finora dai suoi uomini. Ma il problema è di coerenza politica: si può governare una metropoli con alleati che, a pochi chilometri di distanza (nella sede della Regione o in Parlamento), si scambiano accuse di voltagabbanismo?
Il rischio di una crisi per Palermo
Ancora una volta, Palermo rischia una crisi di governo. È ipotizzabile uno stallo amministrativo, con il Consiglio comunale deserto, delibere cruciali su rifiuti, trasporti e fondi Pnrr rischiano di slittare. Ma anche una crisi di Giunta, perché un’eventuale uscita dei civici vicini a Faraone costringerebbe Lagalla a ridisegnare da zero gli equilibri, consegnando di fatto le chiavi della città a Fratelli d’Italia. Il verdetto dei prossimi giorni sarà decisivo. Se Lagalla non riuscirà a placare l’ira dei meloniani, il rimpasto non sarà più un’ipotesi, ma una necessità di sopravvivenza per la sua stessa poltrona. Come al solito, mentre la politica discute di poltrone e appartenenze, i cittadini palermitani restano a guardare. Con il caro voli che rimane una realtà e un’aula consiliare che, per ora, preferisce il silenzio al dibattito.