Immagine di Muschio Ribelle

La «minaccia» di affidare la Funtanazza di Alcamo ai privati. Attivisti: «Progetto incompatibile con il luogo»

«L’ex provincia è nella fase finale delle trattative per l’affidamento ai privati per la Funtanazza di Alcamo». Una notizia che ha allarmato gli attivisti di Muschio Ribelle. Che, alla fine di marzo, avevano organizzato un incontro pubblico per presentare il progetto per un Centro popolare di protezione ed educazione ambientale all’interno della riserva naturale Bosco d’Alcamo di monte Bonifato, nel Trapanese.

L’iter per affidare la Funtanazza di Alcamo ai privati

«L’incontro è andato molto bene – riferiscono a MeridioNews da Muschio Ribelle -. È stato tanto partecipato. Perfino gli assessori comunali e provinciali presenti hanno sostenuto di volere supportare il progetto». Ma è stata anche l’occasione durante la quale gli attivisti sono venuti a conoscenza di un iter per una procedura negoziata per affidare la Funtanazza di Alcamo a un soggetto privato per 44mila euro. Un iter che, stando a quanto emerso, sarebbe iniziato già nell’agosto del 2024. «Nell’ombra», sostengono gli attivisti che hanno già inviato all’ex provincia – che è la proprietaria del bene – una formale diffida firmata da una ventina di associazioni. E, contemporaneamente, hanno anche lanciato una petizione online.

La «minaccia» di un bar-ristorante alla Funtanazza

Guardiania anticendio, presidio del territorio, tutela attiva per la riserva. Sono alcune delle azioni concrete che, da anni, gli attivisti portano avanti su monte Bonifato e nel bosco d’Alcamo. «Mentre una comunità ampia, determinata e radicata nel territorio difende la Funtanazza, le istituzioni pubbliche – lamentano gli attivisti – portano avanti un percorso opposto e inaccettabile». In passato, in effetti, l’immobile che si trova all’ingresso della riserva naturale, era già stato inserito in un piano di vendita. Poi ritirato dopo una mobilitazione collettiva. «Adesso – dicono da Muschio Ribelle – torna la stessa minaccia. Sotto forma di un bando opaco, rivolto esclusivamente a soggetti iscritti al registro delle imprese e finalizzato all’apertura di un bar-ristorante».

Un passo indietro si può ancora fare

Un iter a cui gli attivisti non si rassegnano. «Non ci possiamo piegare di fronte a logiche privatistiche – affermano -. Soprattutto perché sono incompatibili con la riserva ed estranee alla natura del luogo. Che è stato già destinato per finalità di “centro educativo“». Stando alle informazioni raccolte dai volontari di Muschio Ribelle, il commissario che ha avviato la procedura per affidare la Funtanazza di Alcamo ai privati non sarebbe più in carica. Inoltre, è all’articolo 14 dello stesso documento che si appigliano gli attivisti: «”La provincia può recedere in qualsiasi momento, senza alcuna pretesa da parte dei soggetti partecipanti”. Quindi – dicono – il potere di fermare questa forzatura esiste, serve la volontà di esercitarlo». Insomma, un passo indietro si può ancora fare.

«La Funtanazza non si può privatizzare»

Ed è per questo che gli attivisti chiedono l’immediata sospensione del procedimento avviato dal Libero consorzio di Trapani. E un tavolo di co-progettazione con Comune ed ex Provincia per fare della Funtanazza un bene comune e un presidio ecologico. E, nello specifico, un Centro popolare di protezione ed educazione ambientale. «Rappresenta per noi una visione: quella di un territorio che si prende cura dei propri beni, che difende il proprio ambiente. E che costruisce futuro a partire dalla partecipazione e dalla responsabilità collettiva. La Funtanazza – aggiungono gli attivisti di Muschio Ribelle – non può essere ridotta a un’operazione economica o a un spazio commerciale. Non si può privatizzare – concludono -, ma deve rimanere un bene comune, aperto, condiviso e al servizio della collettività».


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