«Non c’è una questione morale in Sicilia». L’ultimo a dirlo, ma in buona compagnia, è stato il commissario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani. All’indomani della richiesta di arresti domiciliari per il deputato Ars del suo partito Michele Mancuso. Solo l’ultimo esempio di un’assemblea regionale, in Sicilia, funestata di indagini della magistratura su singoli politici […]
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Questione morale in Sicilia: tutte le indagini su politici e partiti di questa legislatura
«Non c’è una questione morale in Sicilia». L’ultimo a dirlo, ma in buona compagnia, è stato il commissario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani. All’indomani della richiesta di arresti domiciliari per il deputato Ars del suo partito Michele Mancuso. Solo l’ultimo esempio di un’assemblea regionale, in Sicilia, funestata di indagini della magistratura su singoli politici e partiti. Così tante che quelle datate appena un paio d’anni si sono perse nella memoria. Ecco quindi, sulla base delle notizie di cronaca giudiziaria e i resoconti parlamentari, dal settembre 2022 a oggi, il riassunto delle indagini, per ogni partito all’Ars. Picconate alla fiducia dei cittadini nella politica, sia che si tratti di casi ancora in corso che conclusi positivamente. Come la maggior parte di quelli che riguardano il governatore Renato Schifani, protagonista di una puntata a sé.
Le inchieste sui deputati di Forza Italia
Come anticipato, tra le indagini su politici e partiti in Sicilia, il caso più recente è quello del deputato forzista all’Ars Michele Mancuso. Presidente di una commissione speciale per la riforma dello Statuto, Mancuso è accusato di aver pilotato dei finanziamenti regionali verso un’associazione, in cambio di una tangente. Non è, però, l’unico esponente di FI in Sicilia ad aver ricevuto le attenzioni della magistratura. Prima è toccato all’ex assessore, oggi eurodeputato, Marco Falcone: accusato di aver interferito per far revocare un licenziamento dalla Società degli interporti siciliani. Parentesi giudiziaria conclusa, invece, per Pippo Gennuso, che ha incassato il non luogo a procedere per un’accusa di di istigazione a delinquere. Solo uno dei numerosi deputati di questa legislatura costretti ad autosospendersi dalla commissione regionale antimafia per evitare imbarazzi istituzionali. Nota finale, poi, per un ex forzista di peso, dal 2023 nel gruppo misto: Gianfranco Miccichè, accusato di aver usato impropriamente la propria auto blu.
I casi che hanno coinvolto Fratelli d’Italia
In casa Fratelli d’Italia si è consumata una delle inchieste più rilevanti per impatto istituzionale. È il caso che ha coinvolto il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e l’assessora al Turismo Elvira Amata, in merito alla gestione di fondi regionali per eventi e all’uso di risorse dell’assemblea. Prima, nel 2024, era toccato a Carlo Auteri, raggiunto da un’indagine partita dalle denunce del collega Ismaele La Vardera. Con contorno di minacce nei bagni dell’Ars. Il nodo riguarda l’erogazione di circa 400mila euro di contributi regionali a favore di associazioni culturali rappresentate da familiari di Auteri o con sede presso la sua abitazione. A seguito dello scandalo, Auteri si è autosospeso dal partito ed è passato al gruppo misto. Adesso è un rappresentante della Democrazia Cristiana. Tutte vicende che hanno portato a un forte dibattito interno alla coalizione e alla richiesta di dimissioni da parte delle opposizioni. Le bocce e i ruoli, però, al momento, sono ben ferme.
La doppietta dell’Mpa
Il caso del deputato autonomista Giuseppe Castiglione ha duramente colpito il movimento in questa legislatura. Castiglione, all’epoca capogruppo dei Popolari e Autonomisti all’Ars e membro della commissione Antimafia, è stato arrestato con l’accusa di aver effettuato un accordo con la famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano. Per ottenere voti alle elezioni Regionali 2022 in cambio di favori nell’affidamento di servizi pubblici (come la gestione del cimitero di Catania). A seguito dell’arresto, il deputato si è dimesso dagli incarichi di partito e parlamentari. Ma, prima di lui, a far finire sui giornali l’Mpa era stato il collega Giuseppe Carta: ex presidente della commissione Ambiente, ha dovuto affrontare diverse pendenze giudiziarie per il suo ruolo di sindaco di Melilli, nel Siracusano.
La cacciata della Dc

Protagonista indiscussa, per impatto istituzionale, tra le indagini su politici e partiti in Sicilia è quella che ha travolto i vertici della Democrazia cristiana. Con il capogruppo Carmelo Pace, indagato per corruzione e turbativa d’asta. Agendo, secondo l’accusa, come braccio destro istituzionale del leader del partito Totò Cuffaro. Obiettivo: influenzare nomine e appalti nella sanità siciliana. A seguito dell’inchiesta, il presidente Schifani ha rimosso dalla giunta gli assessori Andrea Messina e Nuccia Albano, come «atto di responsabilità politica e morale». Recentissimo è, invece, il caso di Ignazio Abbate. Accusato, in qualità di allora sindaco di Modica, di aver chiesto ristori da 154mila euro per i danni della tromba d’aria del 2021 su terreni di famiglia con contratti retrodatati. Il caso della Dc è l’unico in cui l’azione giudiziaria ha colpito la struttura di vertice, determinando una crisi politica non ancora risolta.
Gli scogli giudiziari della Lega
Anche la Lega ha vissuto le propria grane giudiziarie, anche di carattere istituzionale. La prima caduta sull’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino: sospeso dai magistrati nel 2024 con l’accusa di corruzione, poi reintegrato dalla Cassazione a settembre dello scorso anno. La seconda è toccata al deputato Salvo Geraci, provocando l’ennesimo passo indietro dalla commissione regionale antimafia. Geraci è coinvolto in qualità di sindaco di Cerda, nel Palermitano, in un caso di presunte minacce al comandante dei vigili urbani.