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Convention di Forza Italia a Palermo con Tajani: «Governeremo ancora la Sicilia», ma senza fare nomi

Una due giorni in Sicilia, quella di Antonio Tajani, commissario nazionale di Forza Italia, in nome dell’unità e della pazienza. E, soprattutto, di illuminazione a giorno dell’attività del governo di Renato Schifani. Ma anche per disegnare traiettorie future. Anche perché, nonostante l’unità sbandierata dagli esponenti azzurri siciliani, oramai le due anime di Forza Italia sono ben vive e pronte allo scontro. Se, da un lato, lo stesso Tajani continua a dichiarare che FI ha lavorato bene e non ci sia dubbio alcuno sulla leadership elettorale per il 2027, il nodo centrale è capire chi sarà il candidato proposto agli alleati. Sul tavolo, infatti, ci sono le elezioni regionali e nazionali. Il tema principale è la composizione delle liste. E delle poltrone, tra chi ambisce al Parlamento nazionale e chi ha deciso di puntare a un seggio all’Ars. E, magari, a un ruolo di primo piano nella giunta che verrà. Temi che hanno fatto da sfondo alla presenza di oggi di Tajani a Palermo, per la convention di Forza Italia.

Il grande assente Giorgio Mulè

Dopo la tappa catanese di ieri, questa mattina, al teatro Politeama del capoluogo, c’erano tutti. O quasi. Non c’era Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, bloccato in un’iniziativa lontano da Palermo, dalla convention dei suoi colleghi di Forza Italia e dagli applausi per Tajani. Ma c’era l’eurodeputato azzurro Marco Falcone. La cui area politica di riferimento è la stessa di Mulè, che potrebbe essere interessato – non lo ha mai nascosto – a una possibile candidatura alla presidenza della Regione. Mulè e Falcone spingono anche per un cambio alla guida della segreteria regionale. Ma l’attuale commissario di FI in Sicilia, Marcello Caruso, fedelissimo di Schifani, sembrerebbe in una botte di ferro stando ai numeri del tesseramento.

Il punto sull’export delle aziende siciliane

L’evento è stato, però, preceduto da un incontro, anzi una visita istituzionale, di Tajani a Palazzo d’Orleans. Durante il quale, in qualità di ministro degli Esteri, ha parlato dell’attualità politica internazionale. E, in particolare, dei dazi doganali e dei possibili riflessi sul sistema produttivo e sull’export siciliano. Tajani e Schifani hanno definito i termini dell’accordo che, a breve, il Ministero firmerà con la Regione, per rafforzare l’internazionalizzazione delle imprese siciliane. E che comprende export, investimenti e promozione del patrimonio culturale e creativo dell’isola, offrendo alle aziende strumenti concreti per competere sui mercati internazionali. Schifani, dal canto suo, ha dovuto garantire che la norma da 10 milioni di euro per sostenere i costi di esportazione delle aziende, stralciata dalla Finanziaria regionale, sarà ripresentata all’Ars.

Dalle inchieste sui politici alla sicurezza

Alla convention del Politeama, invece, il segretario nazionale del partito, a proposito dei problemi giudiziari che affliggono FI, si è detto garantista. Ricordando i guai giudiziari del centrosinistra. «Non c’è una questione morale in Sicilia – dice Tajani -. Se ci sono delle persone che saranno condannate, ne subiranno le conseguenze. Ma un conto è essere indagati, un altro è essere colpevoli. Io sono garantista per tutti, la giustizia a orologeria non mi piace, ma farà il suo corso». Sulla questione sicurezza, dopo l’omicidio di un ragazzo a La Spezia, Tajani sottolinea come sia «una priorità per tutto il governo». Con una proposta: «Dovrà essere proibito ai minorenni di acquistare anche armi da taglio». Chiamando in causa, però, anche la scuola: «Serve una formazione sui valori fondanti della nostra società – spiega -. C’è una cultura della violenza che non può passare, contro cui non bastano solo normative o controllo del territorio. Serve un’azione culturale».

La riforma della giustizia

Tajani non si è potuto esimere dal parlare della grande sfida oggi sul tavolo oggi: la riforma della giustizia. «La riforma delle riforme – dichiara – per non dover più entrare in tribunale temendo di essere condannati solo perché c’è un giudice ostile, condizionato dai pm o dalla politicizzazione. Il magistrato è un servitore dello Stato e dev’essere imparziale, senza correnti politiche». E nemmeno «sottomesso al potere politico – aggiunge, per rispondere ai contrari alla riforma -. ll nostro è un sistema diverso da quello americano. Noi vogliamo l’indipendenza vera della magistratura e la separazione dei poteri, che è il fondamento della democrazia occidentale». Per il resto, la pièce di oggi al Politeama è stata ancora una volta per lo più autocelebrativa. E accompagnata da applausi a piene mani. Ma senza cori da stadio né protagonisti indiscussi. Nemmeno Schifani, appunto. Perché la salvezza del partito – «Forza Italia continuerà a governare la Sicilia», dicono – viene prima di tutto. Insieme all’accordo con Fratelli d’Italia che, da mesi, sta tessendo la trama della sua posizione. Puntando a essere più Ulisse che Penelope.


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