Ars, al voto la riforma degli Enti locali: resa dei conti su quote rosa e terzo mandato dei sindaci

Prima l’emergenza maltempo, poi i festeggiamenti per Sant’Agata, con i deputati etnei assenti giustificati. Dopo due settimane, lArs ci riprova: e porta oggi al voto la riforma degli Enti locali. Quella che potrebbe consentire ai sindaci dei Comuni fino a 15mila abitanti di candidarsi subito per un terzo mandato e alle donne di trovare spazio nelle giunte almeno per il 40 per cento. Una misura già in vigore in tutto il resto d’Italia. E che prevede anche la creazione della figura del consigliere supplente: il primo dei non eletti che subentra al collega di partito chiamato a fare l’assessore. In linea di massima, almeno su quest’ultimo punto, sembra esserci un consenso diffuso, in particolare nel centrodestra. Ma non si esclude che anche una parte della opposizione la condivida.

Parità di genere: il punto più controverso

Prevista, invece, aspra battaglia sull’articolo che riguarda la presenza delle donne nelle giunte. Nessun accordo fra i partiti, spaccati anche al loro interno. Forza Italia ha annunciato libertà di voto per i propri deputati. Mentre Fratelli d’Italia si è detta favorevole. A patto che la norma entri in vigore dalla prossima consiliatura, per evitare un terremoto nelle giunte attuali. Come sempre, a fare la differenza saranno le assenze dei deputati. Con diversi meloniani che, proprio oggi, saranno impegnati al Bit, la fiera del turismo. Penalizzando il voto a favore. Sul fronte della parità di genere una sorta di inter-gruppo, formato da 15 deputate, spinge per approvare l’articolo. Che ha chiamato a raccolta anche donne del mondo economico e sociale. Le quali siederanno nelle tribunette all’Ars nel momento del voto. Un tentativo di pressione morale per ridurre le tentazioni di ricorso al voto segreto. Pratica oramai diffusa all’Ars.

Terzo mandato: le probabili spaccature

Partiti spaccati anche sul terzo mandato dei primi cittadini. L’Anci, l’associazione dei sindaci guidata da Paolo Amenta, si è detta favorevole. E chiede di prevedere pure aumenti degli stipendi per gli assessori. Ma neanche nel centrodestra all’Ars c’è unità di voto su questa parte della riforma, fondamentale per gli Enti locali. Mentre Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Dc sono d’accordo, l’Mpa è ancora incerto. Mentre, sul fronte opposito, si sono già detti contrari Pd e Movimento 5 stelle. Per l’approvazione della riforma ci sarà un solo tentativo, quello di oggi. Dall’11 febbraio, infatti, scattano i termini di legge che impedirebbero l’entrata in vigore in tempo per le elezioni Comunali previste in primavera. Rendendo non applicabile la legge, che rischia così di slittare in fondo all’agenda politica. Con un vantaggio per i contrari.


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