Water, capolavoro di Deepa Metha

Un’anteprima di lusso quella a cui abbiamo assistito al teatro Greco di Taormina: Water di Deepa Metha ha tutte le caratteristiche che deve avere un capolavoro. Musiche da pelle d’oca che accompagnano magistralmente ogni singola immagine del film. Inquadrature geniali e mai banali che, unite ad una fotografia da 10 e lode, rendono ogni attimo della pellicola un momento di indimenticabile riflessione. Una riflessione che ci avvicina a un mondo che spesso ignoriamo ma che esiste: la condizione delle donne indiane, condizione che, nonostante l’ambientazione pre-secondo conflitto mondiale, riemerge quando Deepa Metha afferma in sala che per girare il film ha dovuto sospendere le riprese per diversi anni perché gli integralisti Hindi avevano bruciato più volte il set e uno di loro aveva addirittura tentato il suicidio per protesta.

Deepa Metha è riuscita ugualmente, nonostante le drammatiche difficoltà incontrate, a rendere una storia di vedove Hindi come ce ne sono tante, in un qualcosa di unico e indimenticabile. Solo i grandi registi riescono a trasformare una sceneggiatura normale in un film spettacolare (dove “spettacolare” non ha affatto i connotati Hollywoodiani del termine). Ogni campo lungo lascia a bocca aperta lo spettatore, così come ogni singolo primo piano, ogni dissolvenza e ogni carrellata. Memorabili le inquadrature del lago su cui ci si purificavano le vedove protagoniste del film, donne condannate alla redenzione per la sola colpa di avere un marito defunto, marito che molte volte non veniva nemmeno conosciuto dalle spose, così come nel caso della piccolissima protagonista del film, vedova a soli 7 anni, la cui ingenuità lascia di stucco lo spettatore gettandolo nello sconforto e facendo emergere una fortissima voglia di sistemare le cose. Di intervenire con la forza contro un sistema di valori inconcepibile ai nostri occhi.

Ottimo il cast. Bellissima l’attrice principale Lisa Ray che nel film interpreta la parte di una vedova doppiamente sfortunata. “Grazie” al suo bell’aspetto, oltre alla redenzione in una sorta di convento formato da vedove, è costretta a prostituirsi per pagare le spese del luogo di preghiera in cui le vecchie vedove ipocrite vivevano. Siamo nel periodo della scarcerazione di Gandhi, unica speranza per quegli Hindi più moderati.

Una domanda tormenta lo spettatore per tutto il corso del film: “riuscirà l’amore a salvare la bellissima e sfortunatissima vedova”? Niente di banale. Non vi immaginate una storia d’amore mucciniana. Niente baci mozzafiato, niente passioni irrefrenabili. Niente di tutto ciò nel capolavoro di Deepa Metha che speriamo di vedere al più presto nelle sale di tutta Italia. Distribuzione permettendo.

 


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