Foto di Dario De Luca

Università bandita, condannato l’ex rettore Francesco Basile. Sono 45 le assoluzioni

È il tardo pomeriggio di ieri quando la presidente della seconda sezione penale del tribunale di Catania legge il dispositivo del processo di primo grado di Università bandita. Sette anni fa, il 28 giugno 2019, scattava il blitz della digos che svelò un presunto sistema di favoritismi all’interno dell’ateneo di Catania. Un vero e proprio terremoto giudiziario definito un «caso simbolo» perché successivamente diede il via ad altre importanti inchieste in Italia. Adesso però c’è un verdetto con sei condanne e una lunga lista di assoluzioni. Per molti degli imputati è stata determinante l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. A processo c’erano 51 persone accusate a vario titolo anche di corruzione, falso e turbativa d’asta. Per 39 di loro la procura aveva chiesto condanne che vanno dai 2 ai 10 anni avanzando invece richiesta di assoluzione per altri 12. 

Le condanne e la lunga lista di imputati assolti

A spiccare è la condanna per induzione indebita a dare o promettere utilità dell’ex rettore di Unict Francesco Basile. Nei suoi confronti il collegio, presieduto da Enza De Pasquale con a latere le giudici Cristina Scalia e Mariaconcetta Gennaro, ha comminato una condanna a cinque anni. Condannato a due anni Filippo Drago, all’epoca del blitz direttore del dipartimento Scienze biomediche e biotecnologiche. Otto mesi per Giuseppe Maria Pappalardo, due anni, invece, per Antonio Giuseppe Biondi, Marcello Angelo Alfredo Donati e Marco Montorsi. Nei confronti di Basile, che venne eletto rettore nel 2017 con un plebiscito di voti salvo poi dimettersi il 2 luglio 2019, disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per tutti gli altri imputati che sono stati condannati la corte ha disposto che la pena rimanga sospesa per il termine di cinque anni. L’ex rettore, così come gli altri imputati condannati, hanno anche incassato delle assoluzioni per quanto riguarda alcuni capi d’imputazione.

Francesco Basile

Lungo l’elenco delle assoluzioni per gli altri imputati del processo. In questo contesto è risultato decisivo il fatto che l’abuso d’ufficio non è più previsto dalla legge come reato. In questa lista compaiono i nomi dell’ex sindaco di Catania Enzo Bianco, l’ex assessore Orazio Licandro, l’ex rettore Giacomo Pignataro e l’ex direttore del dipartimento di Giurisprudenza Roberto Pennisi. Con loro anche Salvatore Cesare Amato, Piero Baglioni, Laura Ballerini, Antonio e Giuseppe Barone, Giovanni Barreca, Francesco Basile, Paolo Cavallari, Michela Maria Bernardetta Cavallaro, Giovanna Cigliano, Velia Maria Lucia e Vincenzo D’Agata, Francesco Di Raimondo, Filippo Drago, Santi Fedele, Giovanni Gallo, Sebastiano Angelo Alessandro Granata, Calogero Salvatore Iguccio, Giampiero Leanza, Paolo Mazzoleni, Carmelo Giovanni Monaco, Maura Monduzzi, Matteo Giovanni Negro, Ferdinando Nicoletti, Maria Caterina Paino, Giuseppe Maria Pappalardo, Pietro Pavone, Vincenzo Perciavalle, Giovanni Puglisi, Stefano Giovanni Puleo, Maria Alessandra Ragusa, Romilda Rizzo, Salvatore Saccone, Giuseppe Sessa, Giuseppe Vecchio.

La corte ha scelto l’assoluzione nel merito per altri capi d’imputazione per Massimo Libra, Ferdinando Nicoletti e Francesco Basile per non aver commesso il fatto. Assoluzione anche per Filippo Drago e Velia Maria Lucia D’Agata (figlia dell’ex procuratore Vincenzo D’Agata, ndr), perché il fatto non sussiste. Prosciolti Agostino Cortesi, Giovanni Gallo e Luigi Vincenzo Mancini, per non aver commesso il fatto. Assolti inoltre Giuseppina La Vecchia, Massimo Mattei e Carmelo Giovanni Monaco, perché il fatto non sussiste.
Il giudice ha disposto l’assoluzione anche per un altro capo d’imputazione in cui Basile compariva insieme a Luca Vanella e Giovanni Puglisi. Prosciolti Giuseppe Barone, Alessia Facineroso e Anna Garozzo, perché il fatto non sussiste. Assolta Giovanna Schillaci, perché il fatto non costituisce reato.
Infine, assoluzione per Carmelo Giovanni Monaco e Giovanni Barreca, perché il fatto non sussiste.

L’inchiesta e il blitz della Digos nel 2019

L’inchiesta Università bandita aveva portato alla luce una vasta trama di presunti concorsi universitari truccati all’università di Catania, con implicazioni in altri atenei italiani. Le indagini, coordinate dalla procura e dalla digos, sono partite da denunce interne e intercettazioni, che avrebbero delineato un sistema di accordi per pilotare commissioni e vincitori delle selezioni. Nel 2019 il blitz della polizia ha portato alla sospensione del rettore di Catania e di nove professori, con accuse che includevano associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta.

L’indagine ha riguardato una sessantina di docenti e si è estesa a facoltà e università in tutta Italia.
Successivi sviluppi hanno visto la richiesta di rinvio a giudizio diversi professori, l’ex procuratore Vincenzo D’Agata (poi deceduto, ndr), l’ex sindaco di Catania Bianco e altri accademici.


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