Erano già state riscontrate delle gravi violazioni di natura legale, fiscale e gestionale. Adesso culminano nella chiusura definitiva della Villa Legalità, il progetto di Tele Jato Ets ideato dal giornalista Pino Maniaci. L’associazione ha 30 giorni di tempo per liberare il bene confiscato alla mafia e inizialmente assegnato dal Comune di Borgetto. Che ne ha […]
Frame da un video di Tele Jato
Arriva lo stop definitivo alla Villa della Legalità: Pino Maniaci ha 30 giorni per liberarla
Erano già state riscontrate delle gravi violazioni di natura legale, fiscale e gestionale. Adesso culminano nella chiusura definitiva della Villa Legalità, il progetto di Tele Jato Ets ideato dal giornalista Pino Maniaci. L’associazione ha 30 giorni di tempo per liberare il bene confiscato alla mafia e inizialmente assegnato dal Comune di Borgetto. Che ne ha successivamente richiesto la revoca, come riportato da MeridioNews.
L’amministrazione comunale di Borgetto ha dichiarato la decadenza per legge dell’assegnazione della villa confiscata a Gaetano Lunetto, imprenditore edile di Partinico, riconosciuto come vicino al boss mafioso Giovanni Brusca. Tele Jato Ets, inoltre, sarà tenuta a pagare una penale e l’eventuale risarcimento del danno che sarà verificato dalla polizia municipale.
La mancata realizzazione della Scuola di giornalismo
Il cuore del progetto presentato da Tele Jato Ets per l’affidamento del bene confiscato alla mafia e denominato Villa della Legalità, era rappresentato dalla cosiddetta Scuola di giornalismo e documentazione del fenomeno mafioso. Da costituire entro tre mesi dall’assegnazione con un comitato tecnico scientifico, che però non è mai stato convocato. «La presidenza ha optato per una rimodulazione strategica delle priorità – scrive lo stesso Maniaci nelle controdeduzioni inviate al Comune -. Le risorse umane e finanziarie sono state dirottate verso interventi atti a preservare la memoria delle vittime della criminalità organizzata. Atti propedeutici alla creazione di un legame identitario tra il bene e la comunità locale». Nello specifico, un murale con i volti delle vittime di mafia.
Le violazioni sul lavoro contestate
Nonostante le buone intenzioni, però, si sono profilate così una serie di irregolarità. Come l’impiego degli stagisti senza il rispetto delle norme in materia di diritto del lavoro e previdenza sociale. Senza, insomma, contratto, comunicazioni obbligatorie al Centro per l’impiego, retribuzione, copertura assicurativa. E, nelle contestazioni, anche in violazione delle norme sull’orario e sicurezza sul lavoro. In quanto avrebbero svolto delle attività per cui erano necessari dispositivi di protezione individuale, oltre a una specifica formazione. A mancare, inoltre, sarebbero state anche le relazioni periodiche, previste nella Convenzione, da trasmettere al Comune di Borgetto.
Rapporti tra l’associazione e l’emittente
Un’altra problematica riscontrata riguarda l’ambiguità che si è venuta a creare tra l’associazione Tele Jato Ets, assegnataria del bene confiscato alla mafia, e l’associazione culturale Marconi, editrice dell’emittente Telejato. «La presenza di una scuola di giornalismo, a prescindere da tutte le criticità riscontrate, non legittima la presenza nello stesso luogo fisico dell’emittente Telejato. Nonché delle attrezzature necessarie alla trasmissione del telegiornale», scrive la segreteria generale del Comune di Borgetto. Sottolineando, al contempo, come nel progetto Maniaci non abbia mai espresso la volontà di trasmettere il tg dal bene confiscato. «Si tratta di attività differenti – si specifica nel documento -. Tuttavia, spesso, nelle controdeduzioni e nella relazione annuale, i due soggetti si confondono. Ma un ente del terzo settore non può gestire una televisione commerciale che trasmette spot pubblicitari».