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Quando il 22 aprile scorso roberta vinci siglò il punto della vittoria contro una lucie safarova in lacrime, portando l'italia in finale della federation cup (si gioca contro la russia a cagliari, il we del 2 e 3 novembre) alla fine dell'incontro ci furono tuffi in piscina e un troneggiante leoluca orlando che in conferenza stampa ci venne a declamare "palermo è la città del tennis, la città dove l'italia vince". Di fronte ad uno sbigottito de filippis, capo della mca che aveva organizzato l'evento, il sindaco che tutto sa fare lanciò la candidatura di palermo come sede per la finale. Ammiccando, orlando si diceva certo di vincere le resistenze di un infuriato de filippis, che per tre giorni aveva visto lo stadio del tennis club palermo praticamente mezzo vuoto, non riuscendo neanche a rientrare nelle spese. Sentito dal vostro cronista, de filippis recuperava l'elegante aplomb dei tre giorni palermitani spiegando che "si va bene, vedremo". Nel linguaggio paludato del tennis era  equivalente  a una specie "sul mio cadavere. E in ogni caso senza di me".

Quando il 22 aprile scorso roberta vinci siglò il punto della vittoria contro una lucie safarova in lacrime, portando l'italia in finale della federation cup (si gioca contro la russia a cagliari, il we del 2 e 3 novembre) alla fine dell'incontro ci furono tuffi in piscina e un troneggiante leoluca orlando che in conferenza stampa ci venne a declamare "palermo è la città del tennis, la città dove l'italia vince". Di fronte ad uno sbigottito de filippis, capo della mca che aveva organizzato l'evento, il sindaco che tutto sa fare lanciò la candidatura di palermo come sede per la finale. Ammiccando, orlando si diceva certo di vincere le resistenze di un infuriato de filippis, che per tre giorni aveva visto lo stadio del tennis club palermo praticamente mezzo vuoto, non riuscendo neanche a rientrare nelle spese. Sentito dal vostro cronista, de filippis recuperava l'elegante aplomb dei tre giorni palermitani spiegando che "si va bene, vedremo". Nel linguaggio paludato del tennis era  equivalente  a una specie "sul mio cadavere. E in ogni caso senza di me".

Quando il 22 aprile scorso roberta vinci siglò il punto della vittoria contro una lucie safarova in lacrime, portando l'italia in finale della federation cup (si gioca contro la russia a cagliari, il we del 2 e 3 novembre) alla fine dell'incontro ci furono tuffi in piscina e un troneggiante leoluca orlando che in conferenza stampa ci venne a declamare "palermo è la città del tennis, la città dove l'italia vince". Di fronte ad uno sbigottito de filippis, capo della mca che aveva organizzato l'evento, il sindaco che tutto sa fare lanciò la candidatura di palermo come sede per la finale. Ammiccando, orlando si diceva certo di vincere le resistenze di un infuriato de filippis, che per tre giorni aveva visto lo stadio del tennis club palermo praticamente mezzo vuoto, non riuscendo neanche a rientrare nelle spese. Sentito dal vostro cronista, de filippis recuperava l'elegante aplomb dei tre giorni palermitani spiegando che "si va bene, vedremo". Nel linguaggio paludato del tennis era  equivalente  a una specie "sul mio cadavere. E in ogni caso senza di me".

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