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I monopattini «fantasma» e il conto americano: dentro l’inchiesta sui 4 milioni

Monopattini mai arrivati, società con aumenti di capitale, fatture. E, in mezzo, un finanziamento assistito dallo Stato, ottenuto sulla base di «una falsa rappresentazione della realtà economico-finanziaria». Sullo sfondo una pattuglia di 3500 mezzi elettrici che, secondo le accuse, non sarebbero mai stati importati dagli Stati Uniti all’Italia. Sono alcuni dei passaggi salienti della complessa inchiesta della guardia di finanza che, nei giorni scorsi, ha portato a un sequestro per equivalente da 4 milioni di euro. Nell’elenco degli indagati, come riporta il decreto, il manager Guido Consoli e il commercialista Fabio Alberto Bonanno. Accusati in concorso tra loro di truffa aggravata, autoriciclaggio e false comunicazioni sociali.

La garanzia pubblica per l’accesso al finanziamento

In questa storia la data da cerchiare in rosso è quella del 16 aprile 2024. Quel giorno la società Imperia srl, il cui amministratore è Consoli, compila il progetto da presentare al fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese. Un investimento da 4 milioni e 720mila euro per l’acquisto di una flotta di monopattini elettrici in favore della micro mobilità. Lo stesso giorno, sul web, viene registrato il dominio di una società americana: la Juventus Trenta LLC, realtà presentata online come intermediaria nel campo della micro mobilità e «attore chiave nel panorama globale» di questo settore. Un ruolo centrale nella vicenda è quello di Banca Progetto, alla quale spetta il compito di verificare i requisiti di Imperia. E, sulla base delle verifiche, erogare il finanziamento con la garanzia del fondo gestito da Mediocredito Centrale, società controllata da Invitalia. Il meccanismo, in sostanza, avrebbe dovuto garantire alla banca una copertura pubblica sul prestito concesso. Ed è proprio su questo flusso di denaro che, secondo gli inquirenti, emergono le anomalie.

L’aumento di capitale e l’assegno

Il 24 aprile 2024 Imperia srl deliberava un aumento di capitale – da 10mila a 730mila euro – grazie all’intervento della Emi srl e a un assegno bancario. Che, però, dopo diversi mesi, non sarebbe mai stato incassato, come indica la stessa banca ai finanzieri. Per gli inquirenti l’aumento di capitale, utile per dimostrare la solidità economica della piccola società etnea e soddisfare i requisiti del bando, sarebbe stato quindi solo apparente. Di fatto, alcuni giorni dopo, viene dato il via libera al finanziamento garantito dallo Stato nei confronti di Imperia per un importo complessivo di 4 milioni di euro. Nei documenti dell’inchiesta viene evidenziato anche il rapporto commerciale tra Imperia ed Helbiz, un tempo attiva nel settore dei monopattini in sharing e fondata dall’imprenditore Salvatore Palella (l’attuale editore de La Sicilia, non indagato in questa vicenda, ndr). Un legame ritenuto dagli investigatori particolarmente significativo, dal momento che «la quasi totalità delle risorse finanziarie confluite sul conto corrente di Imperia derivano dal rapporto commerciale con Helbiz». E, allo stesso tempo, Imperia non risulta avere dipendenti.

Sia Consoli che Bonanno hanno avuto e hanno ruoli di primo piano nell’impero economico di Palella (anche la Palella Holding non è coinvolta, ndr): il primo come direttore generale di una società e advisor esterno, il secondo come consulente economico-finanziario nell’operazione che ha portato all’acquisto del quotidiano etneo. Ed è proprio alla luce di questo rapporto tra Imperia ed Helbiz che assume rilievo il piano industriale presentato per ottenere il finanziamento garantito. Secondo il progetto, Imperia avrebbe dovuto occuparsi della gestione operativa sul territorio e della flotta dei monopattini, mentre a Helbiz sarebbe spettata la gestione del marchio e della tecnologia.

Il flusso di denaro tra Italia e Stati Uniti

Nel giro di pochi giorni si assiste a un vorticoso giro di denaro. Prima il via libera al finanziamento, poi, dal 2 maggio al 6 maggio 2024, Imperia effettua due bonifici in favore della società americana Juventus Trenta LLC per un importo leggermente inferiore ai 4 milioni di euro. Soldi che, sulla carta, servivano a comprare 3500 monopattini. La finanza, però, sostiene che non ci siano prove della reale importazione dei mezzi. Con un altro particolare: la società americana, secondo i militari, sarebbe riconducibile sempre al duo Consoli-Bonanno o a persone a loro collegate. I soldi, però, non sarebbero stati movimentati solo oltre oceano. Il 10 maggio 2025 Emi emette una fattura da 730mila euro nei confronti di Juventus Trenta LCC per lo studio di fattibilità dell’investimento. Appena quattro giorni dopo, Juventus Trenta LCC versa la somma a Emi ma con la causale «acquisto scooter».

Trascorrono ancora alcuni giorni e nel conto di Imperia finiscono 720mila euro. Soldi, quest’ultimi, che sarebbero serviti per l’ormai noto aumento di capitale risalente però al 2024. Tra fine maggio e i primi giorni di luglio altri bonifici, questa volta da parte di Imperia, confluiscono nel conto americano di Juventus Trenta LLV. Per gli inquirenti si tratta di un flusso finanziario circolare che farebbe emergere come la Imperia non avrebbe «mai pianificato ed eseguito un investimento. Ma avrebbe movimentato esclusivamente la somma di denaro ricevuta come finanziamento dal fondo di garanzia».


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