Social network: è il trionfo dell’inutile?

To share: condividere. È questo il nuovo mantra della rete delle reti nell’epoca del Web 2.0. Sembra improvvisamente che tutti vogliano farsi i fatti vostri o, peggio, che tutti sentano una irrefrenabile voglia di far sapere al resto del mondo chi sono, cosa ascoltano, che libri leggono e dove vanno in vacanza. Il trionfo dell’ego insomma. Fortunatamente (e non sono pochi) c’è anche chi desidera condividere notizie più rilevanti dell’ultimo brano ascoltato su iTunes o dell’ultimo blockbuster visto al multisala dietro casa.

 

Ma scagli la prima pietra chi non è iscritto ad almeno uno di questi servizi: Flickr, Last.fm, aNobii e, ovviamente, MySpace. Per qualcuno (almeno si spera) risulteranno nomi sconosciuti, ma siamo sicuri che la maggioranza di voi starà già giocando al “ce l’ho, ce l’ho, mi manca”. Ad ogni modo, a beneficio dei pochi Clark Kent là fuori che ancora possiedono una vita reale e non sono costretti a districarsi tra un invito a cena e l’ascolto dell’ultima playlist dell’amico di chat, vediamo come funzionano esattamente questi siti.

 

Flickr vi permette di condividere una collezione delle foto presenti sul vostro pc, Last.fm una playlist con la musica che ascoltate, aNobii una lista di ciò che si impolvera nella vostra libreria e MySpace fa un po’ di tutto, creando una pagina a vostro gusto dove inserire quasi tutte le informazioni possibili ed immaginabili. Sostanzialmente, tutti i servizi che abbiamo appena citato si basano sulla stessa procedura. Vi iscrivete, specificate i vostri gusti e create una pagina dove altri possano vedere cosa vi piace e scegliere se diventare vostri amici o no. Nient’altro che il vecchio “quali sono i tuoi interessi?” in versione riveduta e corretta per il popolo di internet. Coloro che diventeranno vostri amici (o se siete fortunati, anche altro), saranno a loro volta amici di altri e vi permetteranno di avere accesso ad una folta rete di legami ‘elettronici’.

 

Sia chiaro che la lista da noi fatta è solamente a titolo esemplificativo, se avessimo dovuto citare tutti i siti di social network che esistono non ci sarebbe stato spazio a sufficienza. Il concetto di condivisione, infatti, è molto più ampio di quanto si possa immaginare, finendo per inglobare praticamente tutto ciò che può essere messo a disposizione di altri utenti. Cosa credete che sia Wikipedia, o il vostro blog su MSN? E cosa credete di fare quando utilizzate eMule (per scaricare solo materiale coperto da copyright, s’intende), cazzeggiate in rete con StumbleUpon o vi fate una passeggiata dentro Second Life? It’s sharing, baby.

 

È interessante poi notare come, secondo le considerazioni fatte prima, il fenomeno dei siti di social network non permetta l’anonimato. Tutti sono in qualche modo riconoscibili perché riconducibili ad altri. Tutti sono amici di qualcuno. Questo aspetto, se da un lato vi legittima a scendere in piazza per chiedere la cancellazione della parola ‘asociale’ dal dizionario, dall’altro vi espone a tutta una serie di bombardamenti mediatici. Spiattellare la vostra personalità su una pagina web vi rende infatti il bersaglio perfetto di spam e offerte pubblicitarie mirate. Ma dove sono finiti i bei tempi dei sondaggi telefonici? Adesso nessuno vi telefonerà più nel mezzo del pisolino pomeridiano per chiedervi che riviste leggete, lo andrà direttamente a vedere su MySpace.


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