Rubrica/Il cucchiaio nelle orecchie. Elogio della vita pedonale

Giulio non devi più cadere dalla motocicletta. Il Fuser cadeva continuamente ma cadeva sul morbido della terra argentina e la Poderosa era una Norton 500 non il tuo piccolo centocinquantino. Giulio non cadere più dal tuo biciclo perché in redazione sei tu Il Poderoso, il nostro ‘importante’ Ernesto. Corri ma a piedi. Niente di definitivo è scritto, tutto si può fare anche fregare la polvere, lasciarcela alle spalle scalpitando, pedetentim, ragionando sull’importanza dei piedi. Essi, i piedi, sono in ogni città abitanti delle scarpe. Le scarpe non sono nostri nemici, al contrario si adeguano, diventano fedeli e poco costose badanti dei nostri piedi. Se scegliamo le scarpe giuste possiamo correre ogni mattina ovunque, pure alla Favorita, sino a sfidare il mare di Mondello che ci è amico, grazie alle sue alghe, possiamo puntare l’isola del Giglio, aiutare i fratelli-fabbri-sommozzatori. Importante è non dire niente alla testa, che non deve sapere, essa ci vuole qui e là a un certo orario, puntuali, con una voce motoristica a due o a quattro tempi. Ma noi saremo scarpe e piedi puntuali solo a quello che manca nella nostra vita, cioè la cognizione del tempo. Noi saremo puntuali al ritardo, la nostra amata che ci aspetta al bar Luna non sarà infelice se non arriveremo, perché, in ritardo, capirà che siamo soltanto quelli che arrivano in ritardo, quelli portatori di una felicità un po’ strana, che non insanguina stupidamente il corpo. Fine della lettera: così mi risparmierai di scrivere un giorno l’elegia: “Per Giulio Ambrosetti, caduto dalla motocicletta”.


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Giulio non devi più cadere dalla motocicletta. Il fuser cadeva continuamente ma cadeva sul morbido della terra argentina e la poderosa era una norton 500 non il tuo piccolo centocinquantino. Giulio non cadere più dal tuo biciclo perché in redazione sei tu il poderoso, il nostro ‘importante’ ernesto. Corri ma a piedi. Niente di definitivo è scritto, tutto si può fare anche fregare la polvere, lasciarcela alle spalle scalpitando, pedetentim, ragionando sull’importanza dei piedi. Essi, i piedi, sono in ogni città abitanti delle scarpe. Le scarpe non sono nostri nemici, al contrario si adeguano, diventano fedeli e poco costose badanti dei nostri piedi. Se scegliamo le scarpe giuste possiamo correre ogni mattina ovunque, pure alla favorita, sino a sfidare il mare di mondello che ci è amico, grazie alle sue alghe, possiamo puntare l’isola del giglio, aiutare i fratelli-fabbri-sommozzatori. Importante è non dire niente alla testa, che non deve sapere, essa ci vuole qui e là a un certo orario, puntuali, con una voce motoristica a due o a quattro tempi. Ma noi saremo scarpe e piedi puntuali solo a quello che manca nella nostra vita, cioè la cognizione del tempo. Noi saremo puntuali al ritardo, la nostra amata che ci aspetta al bar luna non sarà infelice se non arriveremo, perché, in ritardo, capirà che siamo soltanto quelli che arrivano in ritardo, quelli portatori di una felicità un po’ strana, che non insanguina stupidamente il corpo. Fine della lettera: così mi risparmierai di scrivere un giorno l’elegia: “per giulio ambrosetti, caduto dalla motocicletta”.

Giulio non devi più cadere dalla motocicletta. Il fuser cadeva continuamente ma cadeva sul morbido della terra argentina e la poderosa era una norton 500 non il tuo piccolo centocinquantino. Giulio non cadere più dal tuo biciclo perché in redazione sei tu il poderoso, il nostro ‘importante’ ernesto. Corri ma a piedi. Niente di definitivo è scritto, tutto si può fare anche fregare la polvere, lasciarcela alle spalle scalpitando, pedetentim, ragionando sull’importanza dei piedi. Essi, i piedi, sono in ogni città abitanti delle scarpe. Le scarpe non sono nostri nemici, al contrario si adeguano, diventano fedeli e poco costose badanti dei nostri piedi. Se scegliamo le scarpe giuste possiamo correre ogni mattina ovunque, pure alla favorita, sino a sfidare il mare di mondello che ci è amico, grazie alle sue alghe, possiamo puntare l’isola del giglio, aiutare i fratelli-fabbri-sommozzatori. Importante è non dire niente alla testa, che non deve sapere, essa ci vuole qui e là a un certo orario, puntuali, con una voce motoristica a due o a quattro tempi. Ma noi saremo scarpe e piedi puntuali solo a quello che manca nella nostra vita, cioè la cognizione del tempo. Noi saremo puntuali al ritardo, la nostra amata che ci aspetta al bar luna non sarà infelice se non arriveremo, perché, in ritardo, capirà che siamo soltanto quelli che arrivano in ritardo, quelli portatori di una felicità un po’ strana, che non insanguina stupidamente il corpo. Fine della lettera: così mi risparmierai di scrivere un giorno l’elegia: “per giulio ambrosetti, caduto dalla motocicletta”.

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